Dunque, adesso lo sappiamo. Andremo a votare in novembre, domenica 25 e lunedì 26. Non ci danno ancora i sondaggi aggiornati a quella data (che comunque, per due giorni circola con certezza) ma ci assicurano che “cresce la voglia di elezioni anticipate” tanto più che “la legge elettorale è ormai cosa fatta” (Enrico Letta). E quando, tra poco, sarà annunciata “ci sarà chi rimpiangerà il porcellum: premio al vincitore del 15 per cento e soglia minima all’8 per cento per riguardo alla Lega”. Resta il fatto che “le preferenze sono irrinunciabili” e che questo sarà “l’ultimo duello sulla legge elettorale”, e comunque “Berlusconi tifa per la grande coalizione”. Molto di tutto ciò si fa “postando su Facebook un commento positivo alle ultime dichiarazioni di Vasco Rossi tornato a difendere la legalizzazione della marijuana per limitare il danno da spaccio”. Nessuno attribuisce ai Radicali di Pannella e Bonino i diritti d’autore (vengono molto prima di Vasco Rossi) ma la polemica subito infuria e contrappone Idv e Pd, provocando riferimenti alle elezioni anticipate del 25 e 26 novembre.

Praticamente non è vero niente di quello che ho scritto nelle righe che precedono, ma è tutto trascritto dai giornali o annotato da radio e Tv negli ultimi giorni. S’intende che il vero problema della simil-notizia, accolta ogni volta come un velo che si squarcia e la vera storia che finalmente si affaccia, produce effetti più grandi e pericolosi quando imperversa nel vasto e impreciso settore detto “economia”, ormai frequentato da esperti di tutti i livelli e gradazioni accademiche. Ho detto “vasto” perché ogni argomento è diventato “economico” (tranne, misteriosamente, le cose veramente costose, come le missioni militari e le armi) e “impreciso” perché ogni voce è diventata fonte di competenza economica, per quanto improvvisata sia l’affermazione che dovremo ascoltare e discutere. Di nuovo ci basteranno esempi dai titoli e “lanci” di due giorni a caso della settimana appena conclusa.

Disponiamo, volendo ingaggiare una intensa e allarmata discussione, dell’annuncio (o auspicio, non si capisce) di “agevolazioni a chi assume”, che naturalmente favoriscono i giovani. Volendo, si completa così: “Scuole e start up, misure per i giovani”, ma anche “Lotta al precariato, investire sulle competenze”, che sembrano frasi ovvie e già sentite ma avranno la loro bella parte di discussione e provocheranno qualche scontro sulla questione del merito, a cui questo Paese, con una Costituzione troppo socialista, non dà il giusto valore. Disponibile anche “Fornero, meno tasse sul lavoro”, spiegata come “Ridurre il cuneo fiscale sui salari, una rivoluzione da 10 miliardi”, un annuncio che fa sentire giovani coloro che si imbattono da oltre 20 anni in questo buon progetto.

Ecco allora “Merkel e Hollande in pressing: la Grecia mantenga gli impegni”, e anche “Sì, ai tempi supplementari, solo se Atene approverà i nuovi tagli”. Naturalmente “Le borse europee giù” e “Lo spread torna a salire”. S’intende che “Il governo ha un piano d’autunno” anche se non trapelano per ora altre notizie. Ma sappiamo che “I ministri sono alla prova della crescita”. E che un Consiglio dei Ministri senza agenda è durato 9 ore e poi è seguito un vassoio di panini. Ma il mio intento, però, non è di critica giornalistica, ma di presa d’atto di una strana situazione. Non solo c’è il dramma della penuria di danaro e quella della siccità nell’agricoltura del mondo. Non solo “i monsoni sono in ritardo” in India e in tutto il Sud Est asiatico. Da noi mancano le notizie. Mancano perchè mancano le decisioni. E mancano le decisioni perchè mancano gli statisti e manca la capacità di interpretare gli eventi, e il coraggio di dire dove siamo e di indicare dove andiamo. Non è detto che di statisti – tranne Monti – non se ne vedano in giro, come afferma Bonanni. Il fatto è che sono al Convegno.

Tutti, anche Monti. O meglio, tutti coloro che sono sospetti di avere almeno un po’ di potere. Per esempio Rimini. Perché li invitino al meeting si capisce. Meno chiaro è perché tutti coloro che governano, evidentemente in nome di Dio, accettino in massa. Che senso ha “fare vacanze brevi” e mostrarsi “già al lavoro”, per poi andare a Rimini aggirandosi per giorni, tra scorte e telecamere, per la sola ragione che Comunione e Liberazione (la casa madre di Formigoni) chiama? Possibile che Formigoni, con le cose che ha fatto e le cose che dice, non stinga neanche un po’ sulla reputazione dell’evento, e che quell’evento sia percepito non solo come “santo” ma anche come santificante? È triste ma vero. Come per un brutto incantesimo, siamo tuttora bloccati nel mondo non esemplare dei piccoli Formigoni, una dose di potere, una di danaro e una religiosità autocertificata. Credere per accedere nelle stanze giuste.

Il Fatto Quotidiano, 26 Agosto 2012