Nicolas Sarkozy si trova a poco più di un’ora di auto, nella villa di Carla Bruni, a Cap Nègre, sulla Costa Azzurra. Ma oggi a Nizza non si farà vedere, nonostante più di 1.500 militanti dell’Ump, il partito francese di centro-destra, si siano dati appuntamento sulle alture della città proprio per celebrare il loro ex campione. Inutile nostalgia? Patetica appendice di un passato recente che non ritornerà? Non è detto. Sarko’ è rimasto muto dopo la sconfitta del maggio scorso, salvo rare eccezioni. Aveva detto che avrebbe tolto il disturbo. Ma in tanti cominciano a pensare che senza di lui la destra francese non si risolleverà. E scommettono su un suo ritorno.

Nei giorni scorsi un sondaggio realizzato fra gli elettori dell’Ump dall’Ifop, istituto giudicato affidabile in Francia, ha rilevato che il 53% vuole che Sarkozy sia il candidato della destra alle prossime presidenziali, nel 2017. Negli stessi giorni ancora l’Ifop ha effettuato un’altra inchiesta, a livello nazionale, sulla fiducia al neopresidente François Hollande, che si è fermata al 49%, scendendo per la prima volta, a poco più di 100 giorni da quando la sinistra è ritornata al potere, sotto la fatidica soglia del 50%.

No, Sarkozy non è finito. Tanto più che nella sfida finale con Hollande aveva accusato sì una sconfitta, ma non la disfatta prevista, assicurandosi comunque il 48% dei consensi. Alcuni dei suoi fedelissimi, così, crearono subito dopo le presidenziali un’associazione, gli Amici di Nicolas Sarkozy. In un appello pubblicato sul quotidiano Le Figaro lo scorso 2 giugno, i soci fondatori sottolineavano che «un giorno la Storia renderà giustizia a Nicolas Sarkozy», lodandone la sua «azione riformatrice». Da allora Hollande ha distrutto pezzo dopo pezzo gli elementi portanti del sarkozysmo, come i vantaggi fiscali per i più abbienti. Ma anche le norme che prevedevano il licenziamento dei funzionari pubblici, che non accettavano entro certi limiti i trasferimenti a nuove mansioni, gli sgavi fiscali sugli straordinari per sostenere le imprese nel Paese delle 35 ore di lavoro settimanali e l’Iva sociale (per trasferire sui consumi una parte dei contributi sociali che spettano agli imprenditori), imposta a fine mandato da Sarkozy ma abrogata da Hollande prima della sua entrata in vigore. In parallelo l’associazione degli Amis de Nicolas Sarkozy ha moltiplicato le iniziative, con un seguito sempre maggiore.

Fino a questo raduno dei suoi orfani, inziato ieri a Nizza, dove è sindaco uno dei suoi principali fedelissimi, l’aitante Christian Estrosi, suo ex ministro dell’Industria (nonostante non sia neanche riuscito a prendere la maturità: da ragazzo si dilettava come campioncino di motociclismo). Al raduno degli orfani di Nicolas sono presenti tutti o quasi i personaggi più influenti dell’Ump, che sta cercando disperatamente un erede a Sarko’, senza riuscirvi. Nel prossimo novembre si terrà un congresso per scegliere il nuovo presidente del partito. I due maggiori contendenti sono François Fillon, ex premier durante l’era Sarkozy, e Jean-François Copé. Il primo è un borghese di provincia, moderato, una sorta di «democristiano», che ha già preso le distanze dall’ex grande capo, sottolineando che la sua politica «si tradurrà in un approccio più sereno e pragmatico alle cose rispetto al sarkozysmo». Caduto con lo scooter a Capri, dove si trovava in vacanza, è ufficialmente impossibilitato a muoversi. Ed è l’unico grande assente oggi a Nizza: non è un caso. Copé, invece, è il sarkozysta per eccellenza: la stessa aggressività verbale, ma non il medesimo carisma. Ieri, prima di arrivare a Nizza, si è fermato a Cap Nègre, dove ha pranzato con Sarkozy. Per poi dichiarare: «Qualunque sia la decisione che prenderà in futuro, mi troverà al suo fianco». Sì, una possibilità è proprio quella. Che Sarko’ mandi avanti Copé, lo manovri dalle retrovie. E ritorni poi sulla ribalta più tardi, anche fra due-tre anni. Quando la sua parabola sarà ulteriormente risalita.