Giuseppe Ciarrapico, senatore del Pdl, è indagato per aver offeso l’onore e il prestigio del presidente della Repubblica. All’ex andreottiano con simpatie missine (o viceversa), già al centro di polemiche per le sue uscite su antisemitismo e omofobia, è stato comunicato dal  sostituto procuratore del tribunale di Campobasso, Fabio Papa l’avviso di conclusione delle indagini. Nel caso venga condannato rischia una pena da uno a cinque anni di carcere. L’editore di Nuovo Molise Oggi ha pubblicato nell’autunno del 2009, tramite il suo giornale, diverse dichiarazioni che, secondo l’accusa, sono state  atte a vilipendere il capo dello Stato, fra le quali: “Napolitano, espressione di quel comunismo che non ha mai amato la patria”. Sul quotidiano regionale il 22 settembre di tre anni fa comparse un articolo dal titolo “L’onore dell’Italia ai parà assassinati”.

L’articolo di fondo, di cui molti lettori si lamentarono, venne criticato anche da esponenti della sinistra molisana. Tra questi anche l’ex consigliere regionale dei Comunisti italiani, Domenico Di Lisa. Di Lisa, all’indomani della pubblicazione dell’articolo contro Napolitano, annunciò l’intenzione di rivolgersi all’autorità giudiziaria per accertare la sussistenza di vilipendio al capo dello Stato e apologia del fascismo. E il pezzo di Ciarrapico così finì sul tavolo della Procura di Campobasso. Nelle righe oggi “incriminate” si sostenne che Napolitano avesse ritardato il solenne impegno istituzionale relativo all’accoglienza delle salme dei parà italiani deceduti a Kabul nel 2009 per trattenersi in Giappone per occasioni conviviali. Interpretabili solo in senso dispregiativo – sempre a parere del sostituto – alcune espressioni esplicitamente e gravemente denigratorie e offensive. Papa si riferisce a questi passaggi scritti dal senatore ciociaro che non ha mai negato la sua fede di estrema destra. “Napolitano è l’espressione di quel perfetto comunismo compiuto che non ha mai amato i valori della Patria, di dovere militare, di adempimento al proprio dovere”.

Per il pm dunque ci sono tutti gli estremi per parlare di offesa al presidente della Repubblica. Per poter portare avanti l’indagine, però, la procura ha dovuto attendere l’autorizzazione a procedere, essendo l’editore un parlamentare. Il via libera con decreto ministeriale è arrivato il 15 novembre scorso. Va da sè che per la legge italiana risponde di un reato compiuto a mezzo stampa anche il direttore responsabile della testata su cui è pubblicato l’articolo contestato. E così per lo scritto di Ciarrapico finì nei guai anche Paolo Gianlorenzo, all’epoca dei fatti appunto direttore di Nuovo Molise: Gianlorenzo avrebbe omesso di esercitare il controllo necessario e dovuto per impedire che venisse pubblicato l’articolo. Chiusa la fase delle indagini ora, probabilmente già prima della fine dell’anno, potrebbe concretizzarsi la richiesta di rinvio a giudizio.