Accertare dove è avvenuto il reato. Sull’accusa di corruzione internazionale nei confronti di Valter Lavitola per le presunte tangenti versate ad esponenti politici di Panama, i giudici del Tribunale del Riesame dovranno verificare “se almeno un segmento della condotta incriminata è stata commessa in Italia o meno” perché questo avrebbe conseguenze, da un punto di vista giurisdizionale, “sulle condizioni di procedibilità” nei suoi confronti. Questa la motivazione, depositata con la sentenza n.32779, con la quale la Cassazione, il 13 agosto scorso, ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti dell’ex direttore dell’Avanti dal Tribunale della Libertà di Napoli.

Secondo la sezione feriale penale, infatti, nell’ordinanza annullata non è chiaro se Lavitola abbia compiuto il reato a Panama per cui “l’approfondimento imporrà consequenziali determinazioni anche sul tema della competenza per territorio laddove, secondo un apprezzamento fattuale qui non consentito, dovesse effettivamente risultare con certezza che almeno un segmento della condotta incriminata è stata commesso in Italia”. Per quanto riguarda l’altro capo di imputazione, ovvero le accuse sui presunti illeciti finanziamenti al quotidiano l’Avanti, la Cassazione ha invece confermato il provvedimento restrittivo nei confronti di Lavitola ritenendo puntuale e soddisfacente l’analisi degli elementi investigativi su cui si fonda l’accusa “basati sulla disamina delle operazioni economiche poste in essere dalla International Press, società editrice dell’Avanti per ottenere i contributi”.