Neanche la vendita di tutti i suoi beni personali e i debiti contratti sono serviti a sventare il peggio. Alla fine l’avvocato Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici, ha dovuto arrendersi e trasferire i circa trecentomila volumi della biblioteca dell’ente in un capannone a Casoria, in provincia di Napoli. Si tratta di un patrimonio del valore di dieci milioni di euro, che comprende molti libri rari, tra cui testi di Benedetto Croce e Giordano Bruno. Colpa del governo, che ha tagliato i finanziamenti che servivano a pagare il fitto dei locali dove finora erano custoditi i libri, e della Regione Campania, che non ha ancora attuato una vecchia delibera che prevedeva l’istituzione di una biblioteca per accogliere le migliaia di libri dell’Istituto. Per ora, quindi, resteranno a disposizione degli studenti solo i cinquantamila volumi che Marotta conserva ancora a casa sua: “Finché non mi sfrattano”, dice Marotta. “L’avvilimento dei giovani che studiano da noi è stata una cosa tremenda – aggiunge – Quando si sono visti togliere anche i libri, i loro strumenti di lavoro, sono rimasti scoraggiati, avviliti. Si sono sentiti svuotati”  di Andrea Postiglione