Qualche giorno fa un collega della stampa estera che lavora in Italia da molti anni mi ha detto: “Ma perché il Fatto Quotidiano conduce questa campagna contro il presidente Napolitano, un galantuomo amato dagli italiani e trattato con rispetto dal resto della stampa italiana?”. Non mi ha lasciato replicare perché aveva una seconda domanda, che in realtà era già una risposta alla prima: “È vero, come si dice, che voi con Grillo, Di Pietro e forse anche la Fiom puntate alla formazione di un partito giustizialista che mira ad abbattere il governo Monti? Ma come, vi siete liberati di Berlusconi che ha sputtanato l’Italia in tutto il mondo e, ora che avete un premier che cerca di evitare all’Italia la fine della Grecia, lo attaccate in tutti i modi? Siete impazziti?”.

Ho provato a replicare che noi del Fatto non vogliamo fondare alcun partito, né abbattere alcun governo e meno che mai il presidente della Repubblica. Siamo solo un giornale, ho detto, e i giornali degni di questo nome hanno il dovere di porre le domande al potere, anche le più scomode e irriguardose, senza fare sconti a nessuno. Del resto, ho aggiunto, non siete voi che con i vostri giornali, compreso il tuo, avete fatto dimettere due presidenti della Germania solo perché uno aveva commesso una gaffe sull’Afghanistan e l’altro per un mutuo agevolato della moglie? Però nessuno vi ha accusato di complottare contro le istituzioni, o no? Qui il collega tedesco mi ha guardato storto: “È un paragone che non regge. Quei due hanno riconosciuto le loro colpe, mentre Napolitano è la vittima”. La vittima? “Certo, non è forse vero che la Procura di Palermo lo ha intercettato illegalmente e non intende distruggere quelle telefonate?”.

Ho provato a spiegare che le cose stavano molto diversamente e che i pm palermitani che cercano la verità sulla trattativa tra lo Stato e la mafia si sentono accerchiati, ma lui ha alzato le spalle: “Allora perché gli altri giornali scrivono il contrario? E poi, con le fabbriche che chiudono e i giovani senza lavoro, pensi proprio che agli italiani importi qualcosa di una storia vecchia di vent’anni?”. Stremato, ho provato a dire che le centomila firme raccolte in pochi giorni dal Fatto (oggi sono 127mila) dimostrano il contrario. Ma lui mi ha liquidato: “Come mai di queste firme ne parlate solo voi e neppure una riga sugli altri giornali? Una ragione ci sarà, no?”.

Per spiegare meglio le nostre ragioni a chi le vuole ascoltare, oggi saremo ospiti dell’Associazione della stampa estera, che ringraziamo, con il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi. Ai nostri lettori e a chi chiede verità e giustizia diamo appuntamento alla festa del Fatto alla Versiliana dal 7 al 9 settembre. Saremo in tanti.

Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2012

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