La procura di Bologna ha inviato l’avviso di fine indagine a otto persone per la bancarotta della coop Edilfinanze, che tra il 2005 e il 2006 avrebbe truffato una ventina di acquirenti di appartamenti del complesso Le Magnolie, in zona Fiera. La società cooperativa immobiliare, insieme ad un’altra società, la Vanvitelli srl, è al centro di un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla appropriazione indebita. Un filone è già sfociato in un processo penale con 4 imputati, la cui prossima udienza è fissata per il 17 gennaio.

L’ipotesi dell’accusa è che tra il 2005 e il 2006 si perpetrò una truffa ai danni di una ventina di acquirenti di appartamenti in zona Fiera. Nella vecchia indagine, già sfociata in processo, secondo i pubblici ministeri, la società pretendeva dai soci che avevano già fatto il compromesso al momento della stipula dell’atto definitivo di vendita, un prezzo maggiorato dal 30 all’80 per cento rispetto al concordato, adducendo maggiori costi del cantiere. I soci rinunciavano, ma non vedevano più la caparra versata. Le case passavano a Vanvitelli srl, che le rivendeva ancora e a prezzi superiori.

Nel nuovo ramo di indagine chiuso di recente dai pubblici ministeri Antonello Gustapane e Giuseppe Di Giorgio, l’avviso di conclusione indagine è stato notificato a otto persone, tutte ex componenti del consiglio di amministrazione della società.

Attualmente l’unico che è anche a processo nel primo filone è Aldo Vitiello, presidente del Cda di Edilfinanze. Secondo l’ipotesi dell’accusa ci fu bancarotta fraudolenta per dissipazione di ingenti quantità di denaro. In sostanza la società avrebbe dilapidato le proprie risorse pagando troppo (indebitamente) i suoi fornitori, o non recuperando (sempre indebitamente ) i crediti. La società fallì poi nell’aprile del 2008.

Nell’avviso di conclusione indagine, notificato con l’invito agli indagati a rendere l’interrogatorio, i pm parlano di cifre ingenti che la società avrebbe indebitamente dilapidato; somme che vanno dai 2 milioni e mezzo di euro, erogate per pagamenti in favore di una società appaltatrice “per lavori da questa non eseguiti effettivamente o comunque di valore non corrispondente a tale importo”. O ancora 500 mila euro dissipati, 434 mila euro non riscossi da una società, 100 mila euro, 758 mila euro non riscossi. E altre somme ancora.

Le indagini erano state delegate alla Guardia di finanza di Bologna che ha svolto un lavoro approfondito sulla società, con la collaborazione anche del curatore fallimentare Riccardo Roveroni e del consulente tecnico Valeria Trota.

La posizione di alcuni degli otto indagati potrebbe però cambiare. Non per tutti, infatti, potrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio. Alcune posizioni potrebbero sfilarsi dal procedimento. In particolare due degli ex consiglieri, Maria Rosaria Tedesco e Alicja Przydatek, hanno denunciato che nei verbali della società ci sono dei falsi.