Responsabilità dei magistrati, intercettazioni, affollamento delle prigioni e forme alternative al carcere. La giustizia italiana, declinata nei suoi molteplici aspetti, è protagonista al meeting ciellino di Rimini.

“Vigilando redimere. Quale idea di pena nel XXI secolo” il titolo per l’incontro al quale ha preso parte anche Luciano Violante, responsabile riforme del Pd. E dal palco di Rimini l’esponente del Pd auspica che la riforma della giustizia sia una riforma condivisa. “Mi auguro –ha detto in un’intervista rilasciata al quotidiano Ilsussidiario.net– che chi vincerà le prossime elezioni lavori in questa direzione, cercando il consenso più ampio possibile. Non si tratta di condizionare il potere dei magistrati –rivela Violante- ma di salvaguardare la loro essenziale funzione costituzionale e di costruire un clima di riconciliazione nel Paese”.

Violante poi entra nel dettaglio di intercettazioni e responsabilità dei magistrati ma con una premessa. “Per prima cosa occorre un adeguamento complessivo delle responsabilità di tutti i poteri dello Stato, accantonando ogni pregiudiziale contrapposizione. Poi c’è l’annoso problema relativo alla celerità dei processi, su cui però il ministro Severino si sta rivelando uno dei migliori Guardasigilli della storia della Repubblica”.

Riguardo invece alla vicenda delle “intercettazioni illegittime al Capo dello Stato ritengo che il ricorso del Colle alla Corte costituzionale fosse doveroso. Il Capo dello Stato non aveva infatti un interesse da difendere, ma un principio da far valere”.

“Il presidente Napolitano – continua Violante – ha voluto preservare le garanzie del Quirinale per il proprio successore, lasciando che sia la Consulta a esprimersi in merito.
Il caso in sé comunque è molto chiaro: nel momento in cui la procura di Palermo ha intercettato accidentalmente il presidente della Repubblica, ottenendo tra l’altro una prova irrilevante, oltre che illegittima, avrebbe dovuto procedere alla sua distruzione. Scegliere la via ordinaria, come se si trattasse di una prova legittima, costituisce un abuso. La Costituzione, come tutti sanno, prevede infatti delle prerogative precise per il Capo dello Stato”.

In questi giorni Violante ha chiaramente dichiarato chi siano a suo parere i nemici del Colle e del premier Monti. “Grillo, Di Pietro e Il Fatto Quotidiano” hanno messo in piedi “un progetto politico” e “costituiscono uno schieramento politico-mediatico che ha l’obiettivo di utilizzare i processi in corso contro il Quirinale e contro il governo. Vogliono abbattere –continua- Napolitano e Monti, i due pilastri che hanno saputo rimettere in carreggiata il Paese. Un disegno che punta alla destabilizzazione del sistema politico italiano”.

Sulle condizioni di detenzione in carcere Violante ha citato un caso del tribunale di Lecce, al quale 4 detenuti hanno chiesto un risarcimento (concesso) per le condizioni in cui erano detenuti. “In tre in cella, per 22 ore al giorno, avevano a disposizione 1,5 metri quadri di spazio calpestabile”.

Violante passa poi a esaminare, usando un paradosso, il problema dei costi che le carceri comportano. “Ogni detenuto costa alla stato 140 euro al giorno. Fanno 4200 euro al mese. Se noi gli dessimo 2000 euro al mese pregandoli di non commettere reati riusciremo a risparmiare 2 mila euro”.

“Le questioni del lavoro –prosegue- sono fondamentali. Se una persona lavora in carcere quando esce è assai probabile che non commetta più reati, cosa che non avviene se il periodo di carcerazione è trascorso senza occupazione”. E cita l’esempio della Sicilia: “C’è una legge siciliana del ’99 che stabilisce la possibilità di dare beni e materie prime fino a 25 mila euro ai detenuti che s’impegnano a lavorare. Finora ne hanno beneficiato in 150 e nessuno è caduto in recidiva”.

Conclude il responsabile delle riforme del Pd affrontando il problema di quella che chiama “mancanza di ordine” nel sistema penale italiano. “Il nostro sistema penale – dice – si regge su alcuni paradossi. Voi sapete quanto è grave il falso in bilancio, il caso Parmalat ne è un esempio chiaro. Per questo reato la pena massima è di 4 anni. Chi registra un combattimento di cani ne prende 4 e mezzo: per me questo è populismo giuridico”.

Oggi al meeting si registra anche la presenza del deputato pidiellino Alfonso Papa, che ha discusso di detenzione alternativa con i responsabili della comunità Giovanni XXIII. “Abbiamo pianificato -dichiara Papa- un’azione congiunta per proporre al ministero della Giustizia soluzioni concrete di alternativa al carcere. Me ne farò portatore nelle sedi politiche e istituzionali”.