Le cellule staminali nella pratica clinica, per guarire le ferite. In uno studio condotto da un gruppo multidisciplinare torinese degli ospedali Molinette e Mauriziano, le cellule staminali del midollo osseo sono state mobilizzate per agevolare la guarigione di estese asportazioni di tessuto dovute alla presenza di cisti sacro-coccigee, complicate da numerosi tragitti fistolosi, e recidive di precedenti interventi. I risultati ottenuti, appena pubblicati sulla rivista internazionale ‘Cytotherapy‘, hanno mostrato un accorciamento sensibile dei periodi di guarigione rispetto ai pazienti non sottoposti a stimolazione midollare delle proprie cellule staminali. I ricercatori sottolineano come nello studio, approvato dal comitato etico dell’ospedale Molinette, non si siano verificati effetti collaterali negativi e come la metodica risulti fattibile e sicura. La ricerca di base sulle cellule staminali ha da sempre suscitato grandi interessi e grandi speranze dal punto di vista sperimentale sulla rigenerazione di tessuti o addirittura di interi organi. Promesse spesso mantenute, ma limitatamente al laboratorio. Fino ad ora, infatti, le applicazioni cliniche sono state scarse e circoscritte all’impiego in particolari casi di malattie del sangue. La collaborazione tra due gruppi universitari della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, uno chirurgico condotto da Carlomaria Fronticelli (Oncologia chirurgica dell’ospedale Molinette di Torino), e l’altro da Corrado Tarella (direttore dell’Ematologia e terapie cellulari dell’ospedale Mauriziano), ha consentito di trasferire queste ricerche nella pratica clinica.

Il processo in sé è semplice: si tratta di stimolare particolari cellule presenti nel midollo osseo di ognuno di noi, facenti parte della grande famiglia delle cellule staminali, ad accorrere là dove si sta verificando un processo di guarigione. Se il processo di guarigione è molto ampio, questo richiederà grande sforzo da parte l’organismo e soprattutto tempi lunghi per la sua riparazione. La stimolazione avviene attraverso la somministrazione di fattori di crescita, già ampiamente studiati nella patologia umana, che attivano e mobilizzano le cellule staminali del midollo osseo che così accorrono in massa nella sede del processo di guarigione. Si pensi a un’ampia ferita, come si osserva nelle grandi perdite di sostanza, fonte di disagio per lungo tempo per il paziente a causa delle numerose medicazioni necessarie a ottenere la guarigione.

Fonte – Adnkronos Salute