Umberto Bossi mancava da tempo dalla provincia di Verona (eccezion fatta per il No Imu Day d’inizio estate). Non si era scomodato nemmeno per la campagna elettorale di Flavio Tosi, golden boy del carroccio scaligero. Lunedì sera invece ha fatto tappa a Sommacampagna, città natale del capogruppo leghista al senato Federico Bricolo, dove ha tenuto un comizio in compagnia di Roberto Calderoli, dello stesso Bricolo e di un nutrito gruppo di parlamentari e colonnelli leghisti, tutti uniti sul palco al grido di “coesi e compatti contro Roma”. Tra i tanti hanno presenziato Paola Goisis (l’unica ad aver votato contro Maroni all’ultimo congresso) e Stefano Stefani, il nuovo tesoriere del partito. Nella sua unica tappa veneta (in passato in questo periodo il Senatùr trascorreva le sue giornate tra Calalzo di Cadore e Schio rilasciando interviste e dichiarazioni), Bossi ha predicato dal palco l’unità del movimento, spiegando però ai suoi sostenitori che “il tempo è galantuomo” e tutte le ingiustizie “verranno a galla”. Insomma, uniti sì, ma qualche sassolino nella scarpa vorrebbe toglierselo anche lui.
Sebbene i vertici locali del partito cerchino di dimostrare il contrario e il popolo leghista si dimostri sempre più allergico ai microfoni, la Lega veronese è ancora in preda a divisioni laceranti. Lunedì sera la platea bossiana di Sommacampagna ha invocato in tutti i modi l’anziano capo. Per lui è stata stampata una maglietta con la scritta “grazie Bossi” e sono stati affissi striscioni come “benvenuto Umberto” e “Il veneto è con Bossi” di Alessandro Madron