Manca solo l’annuncio: una formalità. Antonio Cassano (e 7,5 milioni, non proprio bruscolini) per Giampaolo Pazzini: è l’affare dell’estate, impossibile negarlo. Perché si scambiano la maglia due dei più importanti calciatori italiani. E perché ci son di mezzo l’Inter e il Milan, sfidanti allo scudetto, acerrimi rivali. E’ finita l’epoca del “Muro”: ora che i soldi non ci sono più, il calciomercato non si fa con i milioni, ma con le idee. Anche un po’ folli, basta che funzioni. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile vedere le due milanesi sedersi al tavolo e scambiarsi due pedine tanto importanti, per giunta in maniera così rapida, senza esitazione alcuna.

Colpa anche e soprattutto di trascorsi passati. Prima lo scambio non era tabù. Ma in questo genere di operazioni il rischio di perderci è sempre molto alto: e se poi oltre al danno c’è anche la beffa di vedere il tuo ex “bidone” rinascere con la maglia del nemico, ecco che ti passa la voglia di intavolare affari simili. Ne sa qualcosa l’Inter. Passi Andrea Pirlo, grande rimpianto ma pagato dai rossoneri oltre 30 miliardi delle vecchie lire. Ma all’ombra della Madunina si sente ancora l’eco degli sfottò per lo scambio Seedorf-Coco: il primo vincitore di due Champions in rossonero e da protagonista, il secondo finito all’Isola dei famosi. Da allora Massimo Moratti si è guardato bene dal cedere qualcuno ai cugini.

Adesso, però, non si può fare troppo gli schizzinosi: pur di tagliare il monte ingaggi, l’anno scorso Berlusconi non ha esitato a lasciar andare Pirlo in bianconero; l’Inter ha liberato Muntari e Lucio, direzione Milan e Juventus. E in questo mercato ancor più povero si torna alla forma primitiva del baratto. La crisi aguzza l’ingegno: Cassano-Pazzini si poteva fare e si è fatto. Per il semplice motivo che non c’erano grosse alternative. E superando tutte le possibili controindicazioni. Che non sono poche, da una parte (lo stato di forma di Cassano è un’incognita, e l’Inter non aveva certo bisogno di un trequartista) e dell’altra (Pazzini non sembra fare troppo al caso degli schemi di gioco dei rossoneri). E poi non è solo una vicenda di vil denaro (che non c’è). E’ anche una storia di cuore: di quello un po’ matto di Cassano, e di quello spezzato di Pazzini.

Antonio nell’ultimo anno è passato dall’inferno al paradiso: da quel malore che aveva fatto temere per la sua vita e non solo per la sua carriera, al ritorno in campo e alla maglia numero dieci della nazionale. Poi un malumore strano e non del tutto incomprensibile: perché il Milan aveva avuto un ruolo importante nel suo ritorno, e lui sembrava stare bene in rossonero. Alcuni dicono sia colpa delle cessioni di Ibra e Thiago Silva, altri del rapporto logoro con Allegri. Forse è solo l’ultima delle sue “cassanate”: silenziosa, stavolta, perché in pubblico non c’è stato un gesto o una parola che facesse intuire il suo stato d’animo. Ma l’atteggiamento nello spogliatoio (e in allenamento, sussurrano i maligni) è stato abbastanza esplicito da far maturare la cessione. Adesso vestirà di nerazzurro: la maglia che ha sempre amato e che indossava da bambino, quando col suo talento già incantava tutti fra le vie di Bari vecchia. I tifosi del Milan gli danno dell’ingrato, quelli dell’Inter lo accolgono a braccia aperte. Il prossimo derby sarà infuocato anche per lui: perché Cassano è così, lo si ama e lo si odia.

Il “Pazzo”, invece, è arrivato a Milano, sponda Inter, nel gennaio del 2011. Allora in panchina c’era Leonardo (altro transfuga, per restare in tema), e anche grazie al suo determinante apporto di 11 gol in 17 presenze i nerazzurri furono protagonisti di un grande girone di ritorno. Poi Pazzini è stato una delle principali vittime del caos tecnico dell’ultima stagione: ostracizzato da Gasperini e poi eclissato da Milito, è finito per diventare la riserva del Principe. Un’etichetta che gli ha confermato anche il nuovo tecnico Stramaccioni. Così ha perso gli Europei, e ha trascorso un’estate da separato in casa.

Storie già finite, brevi e neppure troppo intense. Per entrambi è tempo di andare, verso nuovi amori. I due si scambieranno casa e maglia, con la speranza di essere felici, stavolta. Sarebbe un bene per tutti: per gli ex-gemelli del gol, Cassano e Pazzini, uniti ai tempi della Samp e di nuovo in questo calciomercato; per l’Inter e per il Milan. E in fondo per tutto il campionato italiano, che non può permettersi di perdere due dei migliori talenti che ancora gli sono rimasti.