Gli ultimi rom clandestini sono stati fatti sgomberare ieri mattina a Lione. Non si trattava del solito accampamento, ma di un palazzo occupato, al 63 di rue Montesquieu, fornito anche di acqua ed elettricità, ma che il Comune vuole riconvertire in case popolari. Una cinquantina di persone, tra i quali 25 bambini, si sono ritrovati più in là, in una piazza. E non accennano a sloggiare. “E dire che una parte degli abitanti del quartiere aveva firmato addirittura una petizione per impedire lo sgombero: queste famiglie alla fine si erano ben integrate”, hanno sottolineato i rappresentanti dell’associazione Rom. Insomma, ci risiamo. Chi sperava che, con l’arrivo della sinistra al potere in Francia, si sarebbe evitata la solita polemica estiva sui Rom e sugli accampamenti insalubri da sgomberare alle periferie delle città, si sbaglia di grosso.

Il caso di Lione non è assolutamente isolato. Negli ultimi giorni si è intervenuti con le ruspe anche alla periferia di Marsiglia, di Lilla e di Parigi (alla Courneuve), per distruggere insediamenti di rom. Iniziative simili sono previste per i prossimi giorni. Un po’ come durante l’estate scorsa e soprattutto quella del 2010. Ma allora presidente era Nicolas Sarkozy, che della lotta all’immigrazione clandestina ha fatto sempre una delle sue principali battaglie. «Caro François Hollande, non è per questo che ti abbiamo votato», scrive nel suo ultimo editoriale Audrey Pulvar, direttrice del settimanale Les Inrocks, riferimento di una parte della sinistra intellettuale parigina. Che punta il dito anche contro la riattivazione dei voli charter per riportare in Romania gruppi di clandestini.

Critiche feroci a Hollande sono arrivate pure dai Verdi (Eelv), alleati dei socialisti nel Governo, presieduto da Jean-Marc Ayrault. Hanno ricordato che «gli sgomberi contraddicono una delle promesse del Presidente», che durante la campagna elettorale aveva detto di voler ricorrere a blitz del genere solo in presenza di soluzioni alternative per l’alloggio (mentre i Rom oggetto degli ultimi interventi si stanno ritrovando per strada). Per l’Npa (Nouveau parti anticapitaliste), formazione di estrema sinistra, «con questa nuova caccia ai rom, siamo ripiombati nella più sordida tradizione sarkozysta». Anche per la Ferv, la federazione di tutte le associazioni dei rom del Vecchio continente, legata al Consiglio d’Europa, «questa politica di Hollande si iscrive in una continuità rispetto al predecessore». Mentre secondo Médecins du Monde, l’attivazione dei charter è inutile, «perché la popolazione dei rom in Francia è costante da tempo, intorno alle 15mila unità: la prova che gli espulsi ritornano sistematicamente».

Il Governo, però, non ci sta. Risponde agli attacchi, sottolineando che non esistono obiettivi numerici precisi di espulsioni da realizzare come ai tempi di Sarkozy. Che è in corso un dialogo continuo con le Ong attive presso i Rom, per trovare soluzioni abitative a favore di chi rimarrà in Francia. E che ogni espulsione o sgombero è motivato da provvedimenti presi dalla giustizia. Ieri il ministro degli Interni Manuel Valls, in una lettera pubblicata dal quotidiano Libération, ha ricordato che «il laissez-faire in questo campo non serve a niente e la fermezza, invece, è necessaria», accennando «alla proliferazione di accampamenti insalubri e pericolosi». Intanto una decina di sindaci e deputati, tutti di sinistra, in rappresentanza proprio di quelle aree urbane dove gli sgomberi sono stati realizzati, hanno firmato un appello «a sostegno dell’esecutivo, per evitare polemiche inutili e premunirsi da posizioni semplicistiche». Hanno ricordato le difficoltà per certi quartieri periferici, già con gravi urgenze sociali, a sobbarcarsi il peso delle bidonville create dai Rom. In un certo senso dà loro ragione un sondaggio appena realizzato da Ifop, un istituto giudicato affidabile: l’80% degli intervistati ha approvato gli ultimi sgomberi, anche se il 73% ha ammesso che quelle iniziative non fanno altro che «spostare altrove il problema». Insomma, non sono risolutive, forse anche un po’ inutili. Per un problema di integrazione, appunto, che alla fine non è né di destra, né di sinistra. E’ un problema e basta.