Che l’amianto induca il cancro è ormai noto. Lo aveva appurato la scienza ormai venti secoli fa (vedi la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio), lo ha stabilito la magistratura (non tutta) condannando i proprietari della Eternit al carcere per la strage di operai che lavoravano all’interno della ditta e morti successivamente di mesotelioma pleurico.

Quella varietà di mesotelioma è un cancro della pleura, la membrana che riveste il polmone. Perché proprio in quella zona anatomicamente isolata dalla zona d’ingresso delle fibre inalate? E’ molto semplice: le fibre aghiformi di amianto (che ora sono considerate comunque le si guardi nanoparticelle, avendo una dimensione entro i 100 nanometri) vengono respirate ed entrano nei bronchi, scendono nei bronchioli e infine nell’alveolo polmonare. Sono leggerissime, galleggiano nell’aria e basta la spinta dell’atto inspiratorio a farle penetrare sempre più a fondo nel tessuto polmonare. Come fossero frecce, a ogni atto inspiratorio queste vengono veicolate sempre più in profondità, allontanandosi via via dal punto d’ingresso.

Sono sempre in movimento fino a quando raggiungono la pleura e da lì non riescono più a procedere. Fermandosi, iniziano le interazioni con i liquidi extracellulari e con gli elettroliti della zona. Questo tipo d’amianto, un materiale ceramico composto da Silicio, Magnesio e Ferro, ha una particolarità: è parzialmente biodegradabile. Iniziano così dei processi di diffusione verso l’ambiente biologico a cui le cellule che costituiscono il tessuto rispondono. Si formano le cosiddette “perle dell’amianto” (precipitati proteici contenenti Ferro) che testimoniano della non biocompatibilità dell’amianto e di ciò che quel minerale è capace di produrre in un ambiente adatto. L’interazione di un corpo estraneo con le cellule può indurre infiammazione e, da qui, il cancro. La Medicina è concorde su questo. Il fenomeno, però, può essere lento e, nel caso dell’amianto, è lentissimo, tanto da rivelarsi anche a distanza di decenni dopo l’esposizione.

E l’acciaio? Mentre l’amianto è un materiale ceramico, l’acciaio è un materiale metallico composto di Ferro, Cromo, ed altri elementi in misura minore.

Se in Piemonte, dove si celebrò il processo Eternit, l’inquinamento ambientale da amianto fu di dimensioni macroscopiche, altrettanto vistoso è quello da lavorazione dell’acciaio che da parecchi anni interessa Taranto. Anche là si sono rilasciate liberamente nell’ambiente polveri micro e nano-dimensionate, ma in questo caso polveri di metalli che provengono dalla fusione e dalla lavorazione degli acciai.

Come dato generale, i materiali metallici sono più cancerogeni dei materiali ceramici, e che a Taranto i cancri polmonari superino del 30% la media nazionale degli stessi cancri come verificato dall’Istituto Superiore di Sanità non è affatto una sorpresa. Anzi, il dato era ampiamente conosciuto, tanto che già un po’ di tempo fa una cosiddetta “autorità” attribuì il fenomeno alla dedizione al tabagismo dei tarantini. Esiste una correlazione tra questi cancri e le emissioni dell’acciaieria più grande d’Europa che a Taranto ha sede? C’è differenza fra le patologie dei lavoratori della fabbrica e quelle dei cittadini?

Sono sicura che adesso arriveranno gli scienziati “indipendenti” che diranno che non c’è letteratura in merito e, quindi, che collegare cancro e lavorazione dell’acciaio è mera supposizione. Ma questi scienziati si guarderanno bene dal verificare se all’interno dei tessuti patologici ci sono le polveri d’acciaio.

Non credete a ciò che quelli diranno e prestate attenzione a ciò che quelli non diranno. È possibile dimostrare che all’interno dei tessuti patologici dei tarantini ci sono le polveri sferiche micro- e nano-dimensionate, ascrivibili senza ombra di dubbio a quelle libere emissioni. Queste polveri sottili hanno la capacità di entrare non solo all’interno del corpo umano attraverso l’inalazione e l’ingestione di vegetali e frutta contaminati, ma riescono a raggiungere l’interno della cellula (vedi letteratura nano-tossicologica), ma non inducono la morte cellulare istantanea. Anche in questo caso occorre tempo.

Si tratta di corpi estranei (come una pallottola) che inducono un danno cellulare. Non impediscono alla cellula di replicarsi, ma, quando ciò avviene, quelle particelle che non dovrebbero essere dove sono hanno un’alta probabilità di entrare a contatto con il DNA e possono lederlo, inducendo una modificazione al codice genetico e, infine, un cancro. Questi polveri hanno poi anche un altro tipo di tossicità dato dalla liberazione da corrosione di ioni Ferro, Cromo, Nichel, ecc., anch’essi tossici. Ma anche in questo caso occorre tempo.

Ora il problema è venuto alla luce ufficialmente, grazie alla magistratura e non agli scienziati e, a questo punto, non ci resta che chiederci che cosa si può fare.

Coloro che sono già stati esposti possono pregare. E non solo perché non sviluppino un cancro, ma anche che non restino vittime di un infarto, di un ictus cerebrale, di una trombosi polmonare, di varie patologie degli organi interni, ghiandole comprese, di contaminazione dello sperma. Terrorismo? Credo che terrorista sia chi mette le bombe, non chi cerca di disinnescarle o, almeno, avverte del pericolo.

Occorre fare una bonifica dell’ambiente. Certo. Come?

Quando ancora galleggiano nell’aria queste polveri si possono imprigionare. Essendo queste elettricamente conduttive, si possono utilizzare degli elettrofiltri per catturarle. All’interno dell’acciaieria si possono creare stazioni fisse con elettrofiltri per il personale oltre a quelle posizionate all’uscita dei camini. Altre stazioni statiche devono essere messe in città, specialmente nei luoghi affollati. Sarebbe poi idoneo applicare il sistema sperimentato a Roma due anni fa quando un autobus ha montato sul tetto un sistema di depurazione dell’aria che aveva al suo interno un filtro meccanico ed un elettrofiltro. Viaggiando con l’autobus, quel sistema intrappolava in modo  passivo le polveri soprattutto metalliche disperse nell’aria, evitando così che la popolazione le respirasse. Più autobus attrezzati percorrono la città, più si ha possibilità di eliminare le polveri dall’aria.

La possibilità tecnica per attenuare l’impatto di un’acciaieria e farla lavorare in modo più sicuro esiste. Il solo problema è quello dei quattrini, ma qual è il costo di un cancro?