“Abbiamo rilevato l’indisponibilità di Alitalia ad andare avanti, cercheremo altre vie”. Parole di Stefano Rantuccio, amministratore delegato di Wind Jet, a margine del tavolo al ministero. “Loro non vogliono andare avanti”, ha ribadito l’ad. Dichiarazione arrivata pochi minuti dopo che il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli aveva assicurato: “Abbiamo completato questa prima fase, l’Alitalia ha detto che ha ancora un interesse strategico per la Windjet. Per quanto riguarda la Compagnia nei prossimi giorni si utilizzeranno appieno le norme per salvaguardare la licenza e i creditori”. In realtà la conferma arriva dal ministro dello Sviluppo Corrado Passera: “Windjet continua per la sua strada e valuta altre ipotesi di cessioni”. Alitalia, rileva, “ha confermato il suo interesse per la compagnia catanese ma non alle attuali condizioni”. Il ministero ha offerto “massimo supporto per l’amministrazione straordinaria, ma Windjet ha deciso di continuare per conto suo, per valutare altre manifestazioni di interesse che dice di aver ricevuto”.

Wind Jet, ha spiegato il ministro, “continua per la sua strada”, sia valutando altre manifestazioni di interesse sia cercando “eventualmente delle forme concorsuali che mettano l’azienda in grado di cedere il suo ramo aziendale nel modo migliore possibile”. La compagnia aerea infatti “si appresta a ridisegnare l’azienda attraverso una newco, cioè una società che possa essere conferitaria delle attività da cedere nelle prossime settimane”. Il ministero seguirà la vicenda “passo passo perchè la situazione si dovrà chiarire definitivamente in un numero limitato di settimane”.

D’altronde l’amministratore delegato di Alitalia, Andrea Ragnetti, era stato più che chiaro: “Il dossier con Wind Jet non si può riaprire. Con loro non c’è più nessuna possibilità di ricominciare alcun tipo di dialogo” aveva detto entrando al ministero dello Sviluppo per il tavolo sulla compagnia siciliana. Ragnetti aveva anche respinto ogni accusa rivolta in questi giorni ad Alitalia: “Soltanto un ingenuo può pensare che Alitalia abbia cercato scientemente di far fallire Wind Jet, che invece è fallita o fallirà semplicemente per cattiva capacità gestionale”.

L’ad della compagnia di bandiera, che sostiene che con la riprotezione dei passeggeri di Windjet Alitalia opera “in perdita. Perdiamo 80mila euro al giorno”, dà poi la sua versione della rottura delle trattative. “Abbiamo trovato faticosamente, dopo settimane di lavoro durissimo per Alitalia, un accordo che però per l’ennesima volta Wind Jet non è riuscita ad onorare. Saremmo disponibili, sulla base di quell’accordo, ad andare avanti, ma il problema è che questa è un’azienda che non esiste neanche più, non ha nemmeno gli aerei. Francamente con loro non credo ci sia più nessuna possibilità di riavviare alcun tipo di dialogo. Parleremo ora con il ministro ma mi sembra davvero molto difficile”. Ragnetti ha insistito quindi nella difesa del proprio operato: “Noi non abbiamo mai cambiato idea, ma niente di tutto ciò che avevamo richiesto si è avverato entro il 29 giugno. Faticosamente abbiamo trovato un nuovo accordo il 2 agosto, però non è stato rispettato neanche quello. A un certo punto la pazienza finisce”. Secondo il manager, infine, Wind Jet è “un’azienda ridotta molto molto male. Lo abbiamo scoperto nei mesi, al ritmo di una scoperta al giorno”. Adesso c’è solo “un avviamento commerciale e ci sono, spero, degli slot, anche se abbiamo scoperto che non tutti operano legalmente”.

L’esito dell’incontro al ministero. Al termine del tavolo di confronto con Enac, Regione Sicilia e Comune di Catania, Wind Jet, Alitalia-Cai e le organizzazioni sindacali il Governo ha preso atto della decisione di Wind Jet, a fini cautelativi, di chiedere la sospensione della licenza di esercizio di trasporto aereo. Enac – prosegue la nota – continuerà nella azione finalizzata a garantire la riprotezione dei passeggeri già ad oggi programmata fino al 31 agosto (sul sito ci sono i voli sostitutivi). 

Wind Jet ha dato conto di tutte le azioni intraprese da gennaio 2012 per il positivo esito della operazione con Alitalia. Nel rilevare l’indisponibilità di Alitalia a finalizzare l’operazione anche con soluzioni temporanee, Wind Jet ha comunicato di aver ricevuto più manifestazioni da parte di soggetti italiani e stranieri interessati alla ripresa della attività di volo, e si riserva pertanto di intraprendere, in accordo con i creditori principali e nell’interesse dei passeggeri e dei dipendenti, soluzioni di continuità aziendale. Entro settembre sarà convocato un tavolo permanente sullo stato di crisi generalizzato del trasporto aereo italiano.

I debiti di Windjet. E’ decollata con 13 milioni di debiti, è atterrata con un rosso stimato di circa 140 milioni. Il tracollo di Windjet, la compagnia aerea low cost che ha sospeso l’operatività lasciando a terra oltre 300 mila passeggeri, è scritto nei documenti finanziari. Gli ultimi tre bilanci d’esercizio sono stati chiusi in perdita, con numeri in costante aumento: -182.577 mila euro nel 2009, -3 milioni nel 2010 e oltre -10 milioni stimati nel 2011.

Il grosso dei debiti la società dell’imprenditore catanese Antonio Pulvirenti li ha con i fornitori. Una voce che è cresciuta in maniera sensibile negli ultimi anni, sfiorando quota 55 milioni nel 2008, a fronte dei 7,2 milioni di nove anni fa. La Sac, la società di gestione dello scalo etneo di Fontanarossa, vanta crediti per 7 milioni di euro, mentre l’azienda che gestisce l’aeroporto di Rimini rivendica 2 milioni.

Anche nei confronti delle banche l’esposizione è cresciuta di pari passo all’aumento dei ricavi (133 mln nel 2005, 223 mln nel 2008): nel 2006 Windjet era scoperta col sistema creditizio per 4,1 milioni, cifra che in due anni è quintuplicata (quasi 19 milioni). Di utili, invece, la compagnia ne ha visti pochi. A parte 1,4 milioni del 2005 e 767 mila euro del 2008, tutti i bilanci sono stati chiusi in perdita. Partita con 33 dipendenti, la società già l’anno successivo alla costituzione (era il 2003) aveva 221 lavoratori, 330 nel 2005, 409 nel 2006, fino agli attuali 504.

L’Idv: “Merito dei capitani coraggiosi”. Proprio Stancanelli aveva fatto pressing sul governo: “Vorremmo capire cosa il governo può fare visto che in altre occasioni è intervenuto risolvendo situazioni ben più gravi per il contribuente”. Inequivocabile il riferimento all’Alitalia fatto peraltro in modo più esplicito dall’Italia dei Valori. ”Il caso Windjet ricorda da vicino quello di Alitalia: una compagnia mandata in malora dai capitani coraggiosi di Berlusconi, ora con Monti rischiamo che arrivino altri capitani coraggiosi pronti a spremerla e a rivenderla per fare cassa e il rischio di tanti licenziamenti”, ha detto  il senatore dell’IdV Stefano Pedica secondo il quale “con la compagnia low cost siciliana sembra di rivivere in piccolo quanto è avvenuto nel 2008 per Alitalia. Tutti si mostrarono pronti a ricevere i sindacati e i lavoratori ma poi il governo lasciò campo libero ai cosiddetti capitani coraggiosi, mandando in rovina la nostra compagnia di bandiera. Con il passare del tempo sono cambiati gli attori ma da Berlusconi-Matteoli a Monti-Passera il pericolo che finisca allo stesso modo è reale”.