Le alture del Golan furono conquistate da Israele durante la guerra del 1967. La zona è storicamente siriana e, nonostante l’annessione allo Stato ebraico, sono presenti circa 20mila cittadini siriani, per la maggioranza drusi, divisi in 4 villaggi. Majdal Shamps è il centro più popoloso dove da qualche mese, sono iniziate manifestazioni contro Assad. Ma circa l’80 per cento del Golan è a favore del regime alawita. “Noi non difendiamo Assad come persona – spiega un cittadino – ma non vogliamo che il nostro Paese venga disgregato da una cospirazione di forze straniere”. Una delle maggiori critiche che viene mossa nei confronti dei rivoluzionari e dei loro simpatizzanti è il supporto che ricevono dai paesi del Golfo persico, dove l’influenza statunitense è molto forte. Nel frattempo Tel Aviv rimane a guardare, Assad è si considerato un pericolo, ma da quando è al potere al confine siro-israeliano non si sono registrati scontri. Tant’è che alcuni analisti israeliani hanno riproposto il vecchio adagio: “Assad è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”  di Cosimo Caridi