“Il governo Berlusconi prima ha tagliato sulle spese di gestione, poi ha messo le mani nelle tasche dei poliziotti. Ora il governo Monti sta proprio cancellando i poliziotti”. Il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Marco Letizia, non usa certo mezzi termini. La spending review voluta dall’esecutivo avrà – dicono all’unanimità i sindacati di polizia di Stato, penitenziaria, Cocer carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale – effetti devastanti sulle forze dell’ordine. E, quindi, su tutti cittadini. I numeri parlano chiaro: nel triennio 2012/2014 è previsto il blocco dell’80 per cento delle assunzioni, che diventerà il 50 nel 2015. Cioè per cento agenti che andranno in pensione ne saranno assunti soltanto 20. La stima dei sindacati è che in quattro anni verrà tagliato circa un miliardo e mezzo di euro, che equivale a 18755 agenti. L’organico previsto per la sola polizia di Stato è di 117mila uomini, ne sono in servizio 101mila, di cui 95mila poliziotti e seimila tecnici. Con i tagli previsti dalla spending review si andrà sotto di altri settemila. L’Anfp fa anche un discorso di età: “La maggior parte degli agenti in servizio, oltre 50mila, ha tra i 41 e i 50 anni. Senza assunzione di forze giovani, in piazza non riusciremo a fronteggiare eventuali disordini”.

“Noi vediamo un’evidente continuità col governo precedente, tranne che per quanto attiene ai diritti umani – rincara Giuseppe Tiani, segretario nazionale del Siap -. Alcuni uomini di questo governo danno l’impressione di essere permeati di una cultura conservatrice, che sul piano politico fa riferimento a un’area precisa della destra del paese”. Chi presiederà il territorio? Gianni Ciotti, segretario romano del Silp Cgil, ha fatto i conti: “Il commissariato Casilino, che copre una delle aree più ampie e pericolose della Capitale (per esempio il quartiere di Tor Bella Monaca, ndr) soffre già di una carenza di personale del 25 per cento. Con la spending review dalle 107 persone attuali si arriverà a 80. Pensate che quando è stato concepito prevedeva 160 uomini”.

Il grido di allarme raggiunge le carceri, dove la situazione è già da tempo insostenibile. Gli agenti penitenziari sono sotto organico di settemila unità rispetto ai numeri fissati nel 2001 e per una platea di detenuti calcolata in 45mila persone (oggi ce ne sono oltre 66mila). “Penso alle dichiarazioni del presidente della Repubblica in merito alla necessità di intervenire con urgenza sulla condizione delle carceri – commenta il segretario della Uil penitenziari, Eugenio Sarno – e mi viene da dire che quel pronunciamento è stato assolutamente inutile. Se quell’invito avesse avuto una reale sostanza, il governo avrebbe fatto in modo di salvaguardare la sopravvivenza del sistema”.

I calcoli fatti dal sindacato parlano di un ulteriore taglio di organico di novemila unità, “con la presunzione del governo di aprire nuove carceri e nuovi padiglioni. Non si potrà pretendere più nulla né in termini di rieducazione né in termini di sorveglianza. Anzi, finirà che ci diranno: ‘Guardateli da un monitor’”. E se già oggi nelle celle i detenuti si suicidano con ritmi spaventosi, un ulteriore calo del personale preposto (anche) al salvataggio delle vite potrebbe mettere una pietra tombale sull’articolo 27 della Costituzione. Quando il ministro della Giustizia Severino, il 9 agosto, è entrato a Regina Coeli con la presidente del Lazio Polverini, ha parlato di un disegno di legge che preveda misure alternative al carcere e non ha certo fatto cenno, di fronte ai detenuti, ad altri tagli. Altrimenti gli applausi si sarebbero trasformati in fischi. Finora poi, lamentano ancora i sindacati di polizia, il ministro Cancellieri ha incontrato “solo i prefettizi, il mondo da cui proviene”, ma “non ha ascoltato nemmeno loro”.

E se finora siamo stati abituati a vedere i poliziotti schierati a difesa dei palazzi, non è escluso che nei prossimi mesi vedremo i poliziotti sfilare a fianco degli operai.