Finalmente libero. Posso alzarmi dal divano, è finito l’incantesimo che mi costringeva a vedere dressage, nuoto sincronizzato, eptatlon e altre discipline di cui ignoravo l’esistenza fino a un mese fa, nell’attesa dell’atletica, del volley, della scherma, il mio sport : ancora provo un tremendo senso di colpa per aver guardato il curling nelle olimpiadi invernali, con un disco che va a uno all’ora mentre uno o una gli spazza davanti. Vite sprecate.

Come molti tossicodipendenti sono però affezionato alla mia patologia. Le Olimpiadi non sostituiscono le ferie,semplicemente le cancellano.

I termini epici si sprecano, gli atleti sono gli eroi di un tempo senza eroi e la gara, con l’asciuttezza dei numeri, stabilisce gerarchie inoppugnabili. Certo ci sono le discussioni, ma alla fine Cammarelle resterà argento e nessuno vorrà più sentire la storia del furto (vero).

Il successo e il fallimento, questi due impostori, dice Kipling nella poesia Se, dedicata al figlio.

Per qualcuno è pura sfortuna : il fiorettista Baldini aspettava questa olimpiade da quattro anni, l’ imbroglio di qualcuno lo aveva bloccato a due giorni dalla partenza da Pechino. Forse è meno forte di allora, anche se è capace di grandi acuti. Nella finale per il bronzo è difettoso il giubbetto elettrico del coreano, non segnala una stoccata in pieno petto: perderà di un punto, quello non segnalato . E meno male che con l’orgoglio del grande campione scaccia i fantasmi nella gara a squadre, ed è lui a chiudere l’incontro col giapponese più forte.

Composto nella sconfitta assurda , composto nella vittoria, senza recriminazioni per la brutta storia di Pechino, che aveva avvelenato i rapporti della squadra.

Pellegrini perde senza accampare scusa. Magnini accusa l’allenatore, neanche fosse un pivello alla prima gara: non sa perdere.

Una che ha perso di rado, sempre lamentandosi ( il ginocchio, l ‘ho fatto apposta etc) è la Vezzali : stavolta la elimina Errigo, che gliela aveva giurata per certe frasi del suo libro, ma finalmente sale sul podio al terzo posto con un bel sorriso. Sa vincere benissimo, con una grinta e un talento senza uguali; se impara a sorridere nella sconfitta sarà davvero la più grande di sempre.

Una straordinaria è Elisa de Francisca, che spiega così la terribile tensione dello schermitore: è un punto che devi trovare, ma non è nello spazio e neanche nel tempo: è dentro di te. Se lo trovi tocchi. Non so se Elisa conosca lo zen, ma questa è una frase da samurai. Tutti parlavano di Vezzali, ma gli schermitori sapevano che era lei la favorita.

Montano sembra un guascone, non fa nulla per evitare le copertine, il taglio di capelli con God save the Queen è un crimine contro il buon gusto. Ma in pedana sfodera classe purissima, carattere, e anche umiltà : da due anni tira da infortunato, non può attaccare come faceva, si prende dei rischi sublimi e porta avanti la squadra nei momenti cruciali: dimenticate il gossip, è un grande e conosce i suoi limiti : “non sono la Vezzali, non pretendete da me quello che non posso dare”. Simpatico come suo padre Mauzzino, che roteava gli occhi a ogni stoccata, teatro greco, altro che commedia all’italiana.

Uno che sa vincere é Campriani, che dedica la medaglia a un sacco di persone che lo hanno aiutato e dice una cosa assai dolce della sua fidanzata : nei dieci giorni di attesa al villaggio olimpico pensi troppo, mezz’ora con la mia fidanzata valeva tre giorni di riposo. Emana una felicità non strillata e invita a praticare il suo sport. Alex Schwazer per paura di perdere la prossima gara ha perso anche quelle che aveva vinto.

Per ultima una montagna, Josepha Idem, che va alle gare con i figli grandi , prende un quinto posto a 48 anni e dice: basta. Saper vincere o perdere è anche saper smettere.