Ricevo e volentieri pubblico questa lettera di Carmen Pugliese, direttrice in Galizia della rivista ufficiale del Cammino di Compostela Revista Peregrina, in risposta al mio post del 7 agosto scorso.
Maurizio Chierici 

Il cammino di Compostela, forse non ci siamo capiti

Qualche giorno fa il Fatto Quotidiano pubblicava un articolo di Maurizio Chierici: Compostela, cammino di morte. L’articolo ha generato numerosissimi commenti, ma la sensazione che ho avuto leggendoli, è che la maggior parte delle persone che hanno espresso il loro parere non avevano afferrato (o non avevano voluto afferrare) il senso dello scritto.

Alcuni, realmente acidi, manifestavano solo avversione verso Chierici, altri si impegolavano in sterili controversie su Priscilliano, San Giacomo e il ruolo della chiesa, altri ancora pontificavano sul buon senso e sulla necessità di prevenire o meno dei pericoli: ce n’era per tutti i gusti.

Quasi nessuno si è messo nei panni della famiglia di Giulio Recusani, il ragazzo annegato, di cui parlava l’articolo; se Giulio fosse stato figlio (o fratello, a amico) loro, avrebbero stillato lo stesso cinismo? Fra tutti i commenti, quello che dimostrava chiaramente che il lettore non aveva colto appieno il significato dell’articolo, era uno che chiedeva dove stà la notizia, se il fatto di cui si parla è accaduto due anni fa.

E’ proprio qui la notizia: dopo due anni del tragico avvenimento, nonostante le insistenze e le richieste scritte e orali al sindaco di Finisterre, al Governo spagnolo e galiziano, al Ministero degli Esteri, etc., NON SI E’ ANCORA OTTENUTA UNA SPIEGAZIONE SULL’INSPIEGABILE RITARDO DEI SOCCORSI. C’è un’evidente intenzione di insabbiare tutta la documentazione relativa alla tragedia e volta a determinare eventuali responsabilità.

Non solo: sulle sue spiagge più pericolose di Finisterre, ancora oggi non ci sono cartelli che avvertano dell’estrema pericolosità di quelle acque, anche con il mare calmo. Non si tratta di proibire la balneazione, ma semplicemente di avvertire quali spiagge sono pericolose e quali no. Non basta il buon senso per saperlo: ci vogliono dei cartelli, espliciti, in varie lingue, che lo spieghino.

Ho parlato più volte con il sindaco di Finisterre di questo argomento: come politico offre buone parole che non coincidono coi fatti.

Perché non ha messo i cartelli nelle due spiagge più pericolose di Finisterre, quella del mar de Fora e del Rostro? Perché non ha ancora consegnato alla famiglia di Giulio i documenti che gli sono stati richiesti al fine di fare chiarezza sull’eccessivo ritardo dei soccorsi? Perché dopo aver promesso a chi scrive queste righe che avrebbe messo dei cartelli chiarissimi per informare dei pericoli, non l’ha ancora fatto?

Il 21 di agosto si compiono due anni della morte di Giulio: quanto si dovrà ancora aspettare prima di avere una risposta seria e soddisfacente alle domande che tutti ci poniamo? Quanti pellegrini, turisti o pescatori dovranno scomparire nelle acque dell’oceano, prima che le autorità si decidano a prendere delle misure che evitino disgrazie?

Ci siamo capiti adesso?

Carmen Pugliese (Finisterre) – Direttrice “ Revista Peregrina “