I rimborsi chilometrici chiesti da Valentino Tavolazzi erano regolari. La sua dimora abituale era quella effettivamente indicata nei formulari alle note spese. Si chiude con un nulla di fatto l’inchiesta della procura di Ferrara nata da un esposto del sindaco Pd Tiziano Tagliani contro il consigliere di opposizione di Progetto per Ferrara, lista civica allora collegata al Movimento 5 Stelle.

Tutto era nato da un “pedinamento casuale” di alcuni consiglieri del Partito democratico, lo scorso dicembre. In quella sera d’inverno notano l’eterno nemico muoversi in bicicletta in pieno centro. Dopo averlo seguito lo vedono fermarsi davanti a un civico di via Calcagnini. Francesco Portaluppi e Simone Merli vanno quindi a spulciare negli archivi dell’anagrafe. Tavolazzi risulta risiedere in quella strada da ottobre del 2010. Eppure chiede i rimborsi chilometrici perché dice che si sposta da Francolino, a qualche km da Ferrara.

La ligia ricerca porta a scoprire anche altri fattacci: richieste di rimborso per una visita guidata a una mostra offerta agli amministratori a titolo di cortesia; richieste doppie per commissioni. In tutto circa 600 euro ritenuti non dovuti.

Ne segue una interpellanza per chiedere alla giunta dello stesso colore se c’è stato “ingiusto profitto” o “qualche illecito contabile o reato commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”. In poche ore il sindaco manda l’esposto in procura.

La storia dei rimborsi fasulli diventa il cavallo di battaglia della maggioranza, che fino ad allora aveva subito attacchi e critiche aspre dall’esponente di opposizione. Senza aspettare il responso della magistratura partono lettere su lettere ai giornali. Piovono accuse al veleno da parte del’intero gruppo del Partito democratico, dentro e fuori dal consiglio, con le richieste di dimissioni immediate e scuse pubbliche.

Fino ad oggi. Quando da Palazzo di Giustizia arriva lo scorno che rovina il Ferragosto ai consiglieri democratici: il gip Monica Bighetti ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Patrizia Castaldini per l’ipotesi di truffa aggravata contro lo Stato. Un provvedimento definitivo che vanifica gli sforzi di aver scomodato l’ufficio affari legali del municipio, l’ufficio personale, l’ufficio anagrafe e una dirigente che aveva mobilitato la polizia municipale. Il tutto per controllare se quei rimborsi fossero illeciti.

E invece sono giustificati, secondo la procura, dal fatto che la dimora abituale dalla quale l’indagato si muoveva per recarsi in Comune era quella dichiarata, cioè Francolino.

Nel frattempo, in attesa del parere del tribunale, per evitare un contenzioso con l’amministrazione (“i cui costi – precisò nell’occasione lo stesso Tavolazzi – sarebbero ricaduti sui cittadini”), il consigliere scelse di pagare i 600 euro rivendicati dal Comune. Soldi che ora dovranno essergli restituiti.