Insider tra i galeotti, dominata da una padrona sadomaso e scambista di coppia. Tutto vissuto in prima persona e raccontato senza finzione. Si chiama giornalismo gonzo ed è sempre stato un campo minato per le donne, difeso dalla prerogativa maschile di parlare senza indugi di ciò che non è moralmente accettabile ma intrigante – e rilevante – dal punto di vista sociale. Hunter S. Thompson di “Paura e disgusto a Las Vegas” è  la firma più illustre del genere, poi ci sono le eccezioni declinate al femminile. Sono poche, e una di queste è Gabriela Wiener, giornalista peruviana classe 1975, caporedattrice di Marie Claire a Madrid.

Corpo a corpo” (Ed. La nuova frontiera) è la sua prima opera tradotta in Italia, 13 storie dal soft porn ai workshop di esperienze al confine con la morte (Nde, acronimo di Near death experience). C’è anche il clan Badani, il poligamo di Lima circondato da sei mogli conquistate con l’amore tantrico, che una volta a settimana possono accedere al talamo dello sposo. Tra loro niente invidie (apparenti) e un unico diktat: mai rimanere incinte. Gabriela va anche tra gli stupratori e gli assassini di Lurigancho, il carcere più pericoloso del Perù, si finge loro sorella, amica o compagna per conoscere il significato dei tatuaggi che hanno addosso. Vuole capire l’iter fisico ed emotivo della fecondazione eterologa, e allora affronta la cura ormonale e diventa donatrice di ovociti. Col compagno J. (il poeta Jamie Rodríguez) si confonde in un locale di coppie scambiste, partecipa insieme ai curanderos, i santoni dell’Amazzonia, al rituale dell’ayahuasca, sostanza visionaria simile al peyote, e si lascia frustare sul palco sadomaso del Festival del Cinema erotico di Barcellona da una dominatrice.

Per lei lo stile gonzo è uno “sport ad alto rischio” e come in qualsiasi altro settore “ci sono poche donne, come sempre”. Ma anche pochi autori, a dire il vero. Ammira Thompson ma nelle sue storie emerge spesso “l’insicurezza e la voglia di vincerla”. “Quello che scrivo non è soltanto un racconto documentale, perché è intriso di intimità”, dice al fattoquotidiano.it. Eppure non c’è finzione, “è tutto vero”. Inclusi gli episodi di scambismo insieme al compagno. Jaime la supporta, anche se il tema è spinoso. Ma è attraverso la sessualità che Wiener sonda il lato più oscuro della società, che evidenzia “la libertà e la tolleranza” che mancano nei confronti delle diversità. “Sono sempre stata attratta da ciò che riguardava il corpo. Forse avevo insicurezze di ogni tipo, intellettuali e fisiche, ma dal punto di vista sessuale mi sono sempre sentita potente”, aggiunge. Non crede però di avere sperimentato più di quanto abbia fatto una persona “con un minimo di inquietudine” e nelle vicende che ha vissuto ha conosciuto “gente comune che ha una sessualità straordinaria”. Tra le parole e l’esperienza, però, crede di “avere fatto molto più” di quello che ha scritto anche se la parte più affascinante è “l’intimità di una persona, non la sola dimensione – seppur spettacolare – delle pratiche infinite”. Wiener è anche madre, ma l’arrivo della figlia non ha cambiato il suo stile gonzo.

Al contrario, il ritratto che fa di sè nelle ultime pagine, quando ai 35 anni si accorge che si è esaurita l’impunità dei “postumi delle sbronze” e la convinzione di essere “immortale”, si adagia nel solco della vitalità passionale di “Corpo a corpo”. Perché, scrive, “bevo, fumo, esco la sera, mi ubriaco una volta a settimana, ogni tanto mi drogo, mangio cibo spazzatura, detesto la maggior parte delle verdure, sono madre, non sono battezzata, lavoro in un ufficio, odio la razza umana, sono sposata, guardo serie televisive fino alle 3 del mattino, non faccio attività fisica , non ho una colf, passo dieci ore al giorno davanti a uno schermo, l’unica parte del mio corpo che si mantiene in forma sono le mie dita che battono sulla tastiera, come adesso”.

(foto di Ima Garmendìa)