Il figlio di Paolo, Manfredi Borsellino, e Nando dalla Chiesa, i magistrati di Caltanissetta Nico Gozzo e Nicolò Marino e il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: sono alcune delle voci più autorevoli per raccontare i diversi punti di vista sulla trattativa Stato-mafia. La rivista trimestrale “Antimafia Duemila” li ha intervistati e ha raccolto i loro racconti nel prossimo numero. Abbiamo scelto alcuni dei passaggi più significativi.

Il depistaggio, così come pure la trattativa, sono stati resi possibili da un concorso di fattorie di poteri istituzionali, ovverosia né l’uno né l’altra sarebbero potuti andare a buon fine se non facevano la loro parte investigatori, magistrati, ministri, alti burocrati e rappresentanti delle istituzioni con vari livelli di responsabilità. Il perché poi si sono depistate le indagini sulla morte di mio padre e in favore di chi è la domanda alla cui risposta per certi versi tengo di più; forse oggi è maggiormente possibile conoscere le ragioni del depistaggio e a che cosa era finalizzato piuttosto che scoprire tutti gli effettivi responsabili della strage in cui persero la vita mio padre e cinque dei suoi sei agenti di scorta.(…)

Mio padre non era ingenuo ma era circondato, soprattutto negli ultimi giorni di vita, da persone non del tutto affidabili delle quali tuttavia forse non poteva fare a meno di fidarsi. Dopo la sua morte ci lasciò senza parole un magistrato, allora credo applicato alla Procura di Caltanissetta per seguire insieme ad altri colleghi le prime indagini successive alla strage, tale Pietro Vaccaro, che improvvisamente ci disse che nostro padre probabilmente aveva parlato troppo e si era lasciato andare a qualche confidenza con persone evidentemente sbagliate; forse il dott. Vaccaro aveva le sue buone ragioni per sostenere ciò ma non fu certo elegante in quei momenti, a cadavere ancora caldo, nel pronunciare quelle sue considerazioni.

(…) Sulla possibilità di un Paese libero dal ricatto mafioso la penso come mio zio Salvatore: difficilmente si potranno acquisire alcune verità giudiziarie, in quanto ciò presupporrebbe che lo Stato processi se stesso. E questo, obiettivamente, lo credo quasi impossibile.

di Manfredi Borsellino

da Il Fatto Quotidiano del 10 agosto 2012