Un altro taglio di posti letto si nasconde dietro la decisione della Regione Puglia, presa un mese fa, di costruire cinque grandi ospedali. E’ quanto emerge dall’allegato ad una delibera approvata in giunta questi giorni e inviata al ministero per la firma dell’accordo. Questa volta la sforbiciata sarà decisamente lieve e indolore, visto che con la disattivazione di quattordici strutture e l’apertura dei cinque nuovi nosocomi il bilancio finale sarà di cinquanta posti letto in meno. Nulla a che vedere, quindi, con i 2200 posti persi a seguito delle due fasi del Piano di rientro, avviato due anni fa di concerto col governo Berlusconi e concluso all’inizio dell’estate con il nuovo esecutivo tecnico.

Solo cinquanta posti in meno, quindi, che però confermano che lo standard di posti letto per mille abitanti in Puglia, restando fermo a circa 3 e mezzo, si attesta al di sotto di quello previsto dalla spending review. Il provvedimento del Governo, definito da Vendola stesso “ammazza Italia” aveva infatti portato lo standard a 3,7 per mille, a scapito dei 4 previsti dal Patto per la salute 2010-2012. Secondo la Regione è un modo per iniziare a prepararsi a quelli che saranno i nuovi tagli previsti nei prossimi dieci anni, visto che proprio “il prossimo decennio – si legge in delibera – è individuato come scenario temporale per la completa realizzazione del piano di investimenti”. Addirittura già dal 2013, quando sarà approvato il nuovo Patto per la salute, la soglia potrà arrivare a circa il 3 per mille.

Intanto con la delibera di giunta è stato reso noto il numero esatto di posti letto per ognuno dei nuovi ospedali assieme all’ammontare esatto degli investimenti. I fondi derivano da due delibere del Comitato interministeriale per la programmazione economica e sono disponibili già dalla fine del 2008, ovvero da pochi mesi dopo l’approvazione del “Piano Tedesco”, provvedimento con il quale la giunta aveva manifestato l’intenzione di costruire in Puglia dodici nuovi nosocomi.

In questi giorni non mancheranno i primi tagli di nastro anticipati. Già domani mattina è prevista la conferenza stampa di presentazione del primo ospedale, quello che sorgerà in Valle D’Itria. Con una dotazione di 299 posti letto, per un investimento totale di 72 milioni di euro, sarà costruito a ridosso del tratto di statale che unisce la Provincia di Bari e quella di Brindisi, per la precisione tra le città di Monopoli e Fasano. A presenziare alla conferenza sarà proprio Fabiano Amati, assessore alle Opere pubbliche, di origine fasanese.

Assieme all’assessore, ci saranno i sindaci di Monopoli, Fasano, Polignano, Conversano, Alberobello, Cisternino e Locorotondo, comuni che rappresenteranno il bacino d’utenza della nuova struttura. Puntuali sono arrivate anche le polemiche. Il consigliere del Pdl Gianfranco Chiarelli ha diffuso una agenzia del Consiglio Regionale in cui lamenta il mancato invito alla conferenza del sindaco di Martina Franca, città limitrofa al territorio cui l’ospedale farà riferimento.

“Imbarazzante – si legge nella nota – apprendere della mancata convocazione. Nonostante ogni sforzo della sinistra di negare l’evidenza, il rischio della chiusura dell’ospedale di Martina Franca è molto più che un semplice timore. Nonostante le promesse elettorali, assistiamo oggi al suo progressivo depotenziamento che lascia ipotizzare una volontà politica della regione di giungere alla definitiva chiusura”. L’opposizione ha quindi promesso di dare battaglia in caso di chiusura dell’ospedale di Martina Franca, circostanza che, almeno dalle notizie diffuse fino a questo momento, non sembra nei piani della Regione.

Per far spazio al nuovo ospedale della Valle d’Itria, infatti, ad essere disattivate saranno le strutture di Monopoli e Fasano, per un totale di 227 posti, cui si aggiunge quella di Conversano già chiusa con l’ultimo Piano di rientro. Nel nord della Bat, Andria, Canosa e Corato lasceranno spazio al nuovo Ospedale di Andria, che avrà 375 posti e costerà 90 milioni di euro.

Come già era noto, l’investimento più significativo sarà dirottato su Taranto, dove il nuovo “San Cataldo” avrà 715 posti letto e sostituirà il SS. Annunziata e il Moscati, oltre che la struttura di Grottaglie. Ben 214,5 milioni di euro, per un ospedale concepito dopo la decisione di revocare il progetto di costruire il polo San Raffaele in partnership con la fondazione che fu di don Verzè.

A soccombere in favore del nuovo ospedale del Nord Barese, invece, saranno Trani, Bisceglie, Molfetta e Terlizzi. La nuova struttura avrà 281 posti e costerà 67 milioni. A concludere il piano, ci sarà l’ospedale del Sud Salento, che con i suoi 387 letti sostituirà i nosocomi di Galatina e Scorrano, per una spesa di 93 milioni di euro.

Bilancio finale: 2057 posti letto nuovi e 2107 posti soppressi. Sommati a quelli persi con i piani di rientro degli ultimi due anni, la sforbiciata totale arriva a 2250 unità. E con le indiscrezioni che circolano su quelli che saranno gli standard previsti dal nuovo Patto della Salute nel 2013, sembra che i tagli non finiranno qui.