L’appello di Madonna per le Pussy Riot? “Ogni ex p… tende a dare in giro lezioni di morale”. Firmato Dmitry Rogozin, vicepremier russo. Nero su bianco, su Twitter. Niente metafore o giri di parole per rispondere alla popstar americana, “rea” di essersi pubblicamente schierata per la scarcerazione delle tre ragazze del collettivo punk-rock. Sotto processo, per aver recitato una sorta di preghiera punk contro il presidente russo Vladimir Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore, a Mosca, lo scorso febbraio: “O Madonna, liberaci da Putin”.

Protesta in stile surrealista, che ora rischiano di pagare con tre anni di reclusione, per i reati di teppismo e odio religioso. Madonna, che proprio in questi giorni è in tour in Russia, ha preso posizione appena sbarcata a Mosca: “Spero che il giudice sarà clemente e che saranno presto liberate”. Un appello ripetuto martedì scorso, durante il suo concerto da tutto esaurito nella capitale. Durante una canzone, Madonna si è coperta il volto con un cappuccio, proprio facevano in ogni esibizione le Pussy Riot, e ha mostrato sulla schiena il nome del gruppo. Poi si è rivolta agli 80mila spettatori: “Le Pussy hanno fatto qualcosa di coraggioso, hanno pagato il prezzo per questo atto, Nadia, Katia, Masha (i nomi delle tre imputate, ndr) hanno diritto di essere libere. Prego per loro”.

Dalla folla grandi applausi. Ma i vertici russi, già nervosissimi per il grande clamore della vicenda a livello internazionale, non hanno affatto gradito. E Rogozin, nazionalista, ex ambasciatore presso la Nato, ora vicepremier con delega pesante alla Difesa, ha usato la clava sul suo profilo twitter: “Ogni p…tende a dare in giro lezioni di morale. In particolare quando si trova in tournee all’estero”. Da notare che Rogozin ha adoperato i puntini di sospensione. Niente puntini invece per l’arcidiacono Andrei Kuraiev, che nel 2008 aveva così commentato un concerto moscovita della popstar: “Madonna è una puttana straniera”. Quattro anni dopo, la cantante ha fatto di nuovo il pieno di insulti. Estremisti cristiani hanno bruciato i suoi poster nelle pubbliche piazze, a ribadire l’ra della Chiesa Ortodossa contro l’artista. Eppure Madonna non è stata la prima e l’unica artista a schierarsi dalla parte delle Pussy. Anche i Red Hot Chili Peppers le hanno ricordate in un recente concerto a Mosca, diffondendo poi una lettera pubblica di sostegno. Appelli sono arrivati anche da altri gruppi, come i Franz Ferdinand e i Faith No More. Mentre in Italia Vasco Rossi si è espresso con un post sul suo profilo face-book: “Più che solidarietà alle Pussy Riot”. Ma solo la “scandalosa” e popolarissima Madonna si è presa gli strali di ortodossi e nazionalisti.

Ieri sera la cantante si è esibita a San Pietroburgo in un clima di grandissima tensione. Prima del concerto, il consolato americano aveva “ricevuto informazioni relative a minacce di violenza fisica contro gli spettatori e gli artisti”. Dovute, forse, anche al timore che l’artista si esprimesse a favore dei gay, sfidando la legge russa contro “la propaganda omosessuale”. Per fortuna che c’è il web, dove la mobilitazione a favore delle Pussy Riot non conosce sosta. Su Facebook e Twitter abbondano le petizioni per le tre ragazze, assieme ai messaggi di sostegno a Madonna. Che tira dritto: “Non mi faccio intimidire dalle minacce”. E neppure dai maschilisti.