La Carpenter Estate è un agglomerato di palazzoni fatiscenti situato a due passi dal Parco Olimpico di Stratford. Anzi, si può quasi dire che il parco gli sia stato costruito intorno. Da quando Londra si è aggiudicata le Olimpiadi, il comune di Newham (al cui interno è la zona di Stratford) ha cambiato il piano regolatore imprimendo un’accelerazione nel previsto piano con l’intenzione di trasformare il quartiere in una sorta di Canary Wharf, la zona dei docks che sotto la Thatcher è stata trasformata da magazzini e cantieri portuali a centro finanziario e dell’industria creativa. In questa utopia d’igienizzazione urbana non trovano però spazio questi casermoni popolari abitati da persone indigenti.

“Nonostante nel quartiere ci sia necessità di abitazioni popolari, il governo locale dal 2005 ha deciso di non riaffittare gli appartamenti di Carpenter Estate che rimanevano liberi. Oggi sono occupati solo un terzo degli appartamenti su una capacità di oltre 200 – spiega a ilfattoquotidiano.it Joe Alexander, abitante di Carpenter -. Poi, dal 2009, ha deciso che l’intero complesso di edifici andrà abbattuto per vendere i terreni all’università privata Ucl, che vuole costruire qui un dormitorio studentesco di lusso vicino al nuovo Parco Olimpico”. La Mayoral Development Corporation – ente cittadino che dall’anno scorso ha preso in mano il progetto di riqualificazione di Carpenter Estate – nonostante la richiesta degli abitanti non ha voluto rendere pubblici i documenti sulla riqualificazione, ammettendo però che, una volta demoliti i palazzi, la vendita dei terreni a privati perché costruiscano nuovi edifici è possibile.

“L’unica cosa certa – continua Joe – è che vogliono che ce ne andiamo. La Mdc non vuole più i poveri, che pagano tariffe agevolate, di fianco al Parco. E ha cominciato a proporre agli abitanti il trasferimento nei quartieri limitrofi di Barking e Dagenham. Alcuni hanno accettato, altri che come me si rifiutano di essere rilocati hanno cominciato a soffrire sempre più la mancanza di servizi. Il comune non viene più a pulire, a ritirare la spazzatura, fa di tutto per renderci la vita impossibile e costringerci ad andarcene”. Quando visitiamo Carpenter la seconda volta c’è già un nuovo problema. La Bbc ha requisito il tetto per piazzare le sue telecamere, ha circondato l’edificio con guardie private e ha piazzato nel giardino un enorme generatore. “Non hanno nemmeno il permesso per il generatore, non risulta da nessuna parte – spiega Abdul, altro inquilino –. Questo mostro butta fumo nero tutto intorno, anche nelle case, e impedisce ai bambini di giocare nel prato. Abbiamo chiamato diverse volte, ma la Bbc si rifiuta di rispondere alle nostre richieste di vedere i permessi, sa che siamo gli ultimi pezzenti della zona e che prima o poi ci costringeranno ad andarcene”.

Clays Lane si trova, o meglio si trovava, all’estremo opposto del Parco Olimpico, nella zona di Leyton. “Era una casa-cooperativa dove abitavano oltre 450 persone – spiega a ilfattoquotidiano.it Julian Cheyne, che lì ci abitava -. C’era una piccola biblioteca, un teatro, un centro sociale per giovani e vecchi del quartiere. Ora hanno raso tutto al suolo”. E il suo sguardo supera le recinzioni ad alto voltaggio che racchiudono decine di ettari di terreno pieni di depositi di materiale olimpico. “Casa mia era laggiù. Ora l’hanno rasa al suolo e hanno smembrato la comunità mandandoci tutti a vivere in zone diverse – dice indicando un punto imprecisato oltre le barriere di filo spinat. Il problema è che non ci hanno chiesto di andarcene, la London Development Authority lo ha fatto con la forza nel 2008, attraverso un Cpo (Compulsory Purchase Order, un esproprio forzato) su misura per le Olimpiadi che ha interessato diversi luoghi abitativi o ricreativi”.

“Parlano tanto di eredità olimpica, ma qui si sono presi tutto: case, asili, parchi giochi per i bambini. Hanno innalzato muri invalicabili ovunque, con comunità divise da un momento all’altro” continua Julian, mentre ci porta verso i Drapers Fields: un’ex area verde con attrezzature sportive e ricreative per i bambini, che l’anno scorso da un giorno all’altro è stata requisita e poi recintata da barriere e filo spinato per installarci capannoni olimpici –. A noi non rimarrà nulla, quello che si sono presi non è detto che lo restituiranno. Anzi, se mai tornerà, sarà stato trasformato da privati in qualcosa di troppo lussuoso per il quartiere. E tutto questo non è successo per caso. E’ ovvio che stanno cercando di mandare via da qui i poveri cristi per mettere in piedi la più grande operazione di speculazione edilizia che Londra abbia mai subito”.