Uno studio firmato da ricercatori americani e olandesi avvicina la comunità scientifica internazionale all’Eldorado dell’infettivologia: un vaccino universale contro l’influenza, un siero ‘jolly’ che sia capace di prevenire l’infezione indipendentemente dal virus che la provoca. Proprio per questa versatilità, un prodotto del genere potrebbe essere usato nella stessa versione anno dopo anno, senza la necessità di modificarlo ogni stagione a seconda dei germi circolanti di volta in volta. Il nuovo lavoro – pubblicato su Science Express, edizione online della rivista Science – è firmato da Ian A. Wilson dello Scripps Research Institute di La Jolla, San Diego, e dai colleghi Jaap Goudsmit e Robert Friesen del Crucell Vaccine Institute dei Paesi Bassi.

Il team ha passato in rassegna un’ampia collezione di anticorpi antinfluenzali umani prelevati da volontari vaccinati contro il ‘mal d’invernò. Gli scienziati sono così riusciti a identificare tre ‘superanticorpi’ protettivi contro vari ceppi di virus dell’influenza di tipo B. Un puzzle che si completa, perché in una ricerca precedente, pubblicata nel 2009, la stessa équipe aveva individuato anticorpi efficaci contro più ceppi di virus A. Insieme al tipo B (meno pericoloso anche se più diffuso), l’A alimenta ogni anno una specifica influenza stagionale. Un’epidemia che ritorna puntuale, ma con una ‘carta d’identità’ via via diversa. I tre nuovi anticorpi ‘catturati’ si chiamano CR8033, CR8071 e CR9114. Tutti si sono dimostrati in grado di proteggere topi di laboratorio contro dosi letali dei principali ceppi di virus influenzali B. Ma uno in particolare, il CR9114, ha difeso i roditori anche contro diversi virus di tipo A, incluso il sottotipo H1N1 che 3 anni fa ha scatenato l’ultima pandemia influenzale, uccidendo circa 17 mila persone. Di fatto, afferma Wilson, “si tratta dell’unico anticorpo al mondo ad aver dimostrato queste proprietà” universali. Il suo segreto? Colpire dritto il tallone d’Achille dei virus A e B: per agganciarli e ucciderli, si lega infatti a una struttura della superficie virale che rimane la stessa nei diversi sottotipi di virus A e B, e quindi torna identica stagione dopo stagione. 

Per capire come agivano i superanticorpi individuati, gli scienziati hanno utilizzato tecniche di cristallografia a raggi X, che permette di ‘fotografare’ la struttura molecolare di una sostanza. Nel caso specifico, l’obiettivo era osservare il punto preciso della superficie del virus al quale gli anticorpi si agganciavano per sferrare il loro attacco mortale. In tutti i casi il punto di legame era appunto una parte (epitopo) di antigene virale pressoché invariata in tutti i ceppi. Ma il superanticorpo più affascinante agli occhi dei ricercatori è il CR9114, proprio per il suo potere-scudo ‘trasversalè contro i virus influenzali sia A che B. L’intenzione degli studiosi, dunque, è intensificare le ricerche sull’epitopo virale al quale si lega il CR9114. Questa particolare struttura può infatti rappresentare un nuovo bersaglio per future vaccinazioni e terapie. “Per sviluppare un vaccino o una terapia anti-influenza veramente universale – sottolinea Wilson – uno dei fattori chiave è essere in grado di fornire protezione contro i tipi virali A e B. E con questo nuovo studio”, che si somma al precedente dello stesso gruppo, “ora disponiamo di anticorpi in grado di neutralizzarli entrambi in modo esteso”. Per spianare la strada che resta da percorrere verso l’obiettivo vaccino universale, sottolinea però Goudsmit, “è necessario perfezionare le tecniche di screening in modo che includano anticorpi come CR9114″. Questa proteina “può rivelarsi altamente efficace, ma agisce con un meccanismo nuovo che gli attuali metodi comunemente usati per sviluppare vaccini antinfluenzali non sono ancora in grado di rilevare”.

Fonte – Adnkronos Salute