Quando ero ragazzo, anni sessanta, l’Enciclopedia Motta riportava la notizia che nei canali di Venezia dimorava una specie di squalo autoctono e non pericoloso per l’uomo. La notizia la ricordo ancora adesso così come ricordo il piacere che provavo all’idea che uomini e squali convivessero a Venezia.

Oggi non ci sono più squali nei canali di Venezia (qualche veneziano potrebbe dirmi se ci sono peraltro ancora pesci di alcun genere), ma, non solo, gli squali sono in diminuzione dappertutto, e non solo nel Mare Nostrum ma anche negli oceani. Minacciati, come dice saggiamente un bell’articolo, da “un animale feroce”, più feroce degli squali: l’uomo.

Eppure, ecco che a  fare notizia ancora una volta sono gli attacchi degli squali all’uomo. Questa volta siamo nell’isola di Reunion, territorio d’oltremare francese, dove per la terza volta in pochi mesi un bagnante è stato attaccato da uno squalo. Tanto è bastato perché il prefetto autorizzasse la riapertura della caccia agli squali. E subito la notizia ha fatto il giro del mondo, sia quella degli attacchi, sia quella dell’autorizzazione alla cattura.

Un interessante articolo del National Geographic riporta la notizia che effettivamente, nonostante la drammatica diminuzione degli squali nel mondo, gli attacchi di squali sono aumentati, così come i morti. Ma la semplice ragione sta nel fatto che è aumentato il turismo balneare e spesso esso non è accompagnato da adeguate misure di salvaguardia verso chi frequenta gli sport dell’acqua, in primis i surfisti. Una vecchia storia: andiamo a rompere le scatole a chi da sempre vive in quell’habitat e poi ci lagniamo del fatto che ci assale.

In realtà, non c’è paragone con i morti per punture di zanzara o per le meduse, eppure continua ad essere lo squalo che fa notizia.  Segno che nell’immaginario collettivo lo squalo desta paure ancestrali nell’uomo. Spielberg insegna.

E comunque, anche se i morti a causa degli squali sono in aumento (12 nel 2011), non c’è proprio paragone con quanti ne facciamo fuori noi. Sono milioni ogni anno gli  squali che vengono uccisi solo per privarli delle pinne e deliziare quegli imbecilli di orientali che ci fanno la zuppa. Ma siamo forse meno colpevoli noi che andiamo in pescheria e compriamo il palombo, la verdesca o il nocciolino? L’Italia è il quarto paese importatore di carne di squalo al mondo. Non sarebbe il caso che la smettessimo di renderci complici della strage?