E riparte la doppia morale dell’italiano. Tutti a dare addosso a Alex Schwazer. E il Coni se lo magna vivo, i giornali lo spolpano, non gli pare vero, e via la pistola e via il tesserino e fuori dal glorioso Corpo dei Carabinieri, nei secoli fedeli.

Quanto ci si sente bene a essere giudici. Quanto ci si sente bene a giudicare una persona che ha danneggiato prima di tutto se stessa, la sua carriera, la sua famiglia, il suo corpo.

In un paese dove la corruzione è regina indiscussa, la mazzetta, la raccomandazione, la truffa, la fuffa. L’Italia è quel posto in cui a partire dalla classe politica, dalle più alte cariche dello Stato, come le recenti vicende dimostrano, a scendere, l’attività più diffusa è quella di fregare gli altri, di scappare col malloppo, di non pagare per i propri errori e far pagare gli altri.

In questa Italia tutti si sentono liberi di giudicare e condannare uno sportivo che ha barato. Un italiano come tanti. Se il Presidente della Repubblica cerca di fregarci tutti con i suoi maldestri tentativi di occultare qualcosa che dovrebbe essere di dominio pubblico, di fatto barando, non si condanna. Forse perché è vecchio? Forse perché la sua carica lo rende immune dal commettere errori, lo rende un italiano migliore?

E allo stesso tempo penso a quegli italiani mediocri e disgustosi che, proprio come Alex Schwazer appartengono alle forze dell’ordine e in questi anni non si sono fatti di EPO, dopo aver vinto un’Olimpiade, no, loro hanno commesso crimini molto gravi. Dei veri crimini. Penso ad esempio a Mario Placanica, che il 20 luglio del 2001 ha freddato Carlo Giuliani sparandogli in faccia. Penso alle gesta esemplari di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che hanno massacrato di botte Federico Aldrovandi. Mi sovvengono anche i valorosi agenti della polizia penitenziaria che picchiavano Stefano Cucchi selvaggiamente. Per poi bearmi con i comportamenti sublimi, da insegnare a mio figlio, di quelle decine tra agenti e funzionari responsabili del massacro della Diaz a Genova o di Bolzaneto.

Tutti questi uomini e donne esemplari, questi paladini della giustizia, questi rappresentanti della forza pubblica, hanno per caso pianto in conferenza stampa, chiedendo scusa per quello che hanno fatto? Hanno riconosciuto la loro mediocrità? Sono per caso stati cacciati con disonore dai loro rispettivi corpi di polizia e condannati al pubblico ludibrio?

Forse è la mia assenza prolungata dall’Italia che mi fa confondere ma non mi pare proprio di ricordarle queste scene. E nemmeno l’accanimento di un’opinione pubblica e di un paese “sconcertato”, “offeso”, “tradito”. Ecco. Tradito. Non siamo forse stati traditi da quelle forze dell’ordine che dovrebbero onorare il loro mestiere di difesa dei cittadini? Non siamo stati traditi da coloro che dovrebbero garantire una convivenza pacifica e invece, armati, si ergono a difesa di chi ha più privilegi? Non veniamo ogni giorno traditi e vilipesi da istituzioni che sono sempre più nemiche dei cittadini, rapaci, ciniche e senza vergogna?

Ecco, se è così, mi domando perché ancora stiamo a rompere i coglioni a Schwazer?