Niente da fare. Anche quest’anno Cervia viene bocciata dagli ecologisti italiani. A cominciare da Legambiente, che con la sua Goletta verde assegna alla località turistica della riviera adriatica la maglia nera. Il motivo? Per Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna, si tratterebbe di “uno dei casi più dolenti di uso distorto della pianificazione urbanistica e di cementificazione della nostra costa”. Insomma, la vecchia strategia della colata di cemento.

Gli ambientalisti del cigno verde non sono soli, e a puntare il dito contro Cervia e la vicina Milano Marittima c’è anche il Forum Italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio. “Negli ultimi anni – si legge sul sito di Salviamo il paesaggio – sotto l’impulso dato dall’amministrazione, i metri cubi di cemento hanno dilagato a Milano Marittima, villini sono stati sostituiti da casermoni speculativi, le altezze degli edifici sono state portate a oltre 25 metri, mentre le aree verdi non edificate da sempre sono state vendute per far cassa e per consentire lucrosi affari a quelli che Antonio Cederna chiamava gli “energumeni del cemento armato”. Dopo decenni si è tornati a permettere gli scavi e le costruzioni sotto il piano di campagna, accettando di fatto che le pompe drenassero superfici enormi di terreno sconvolgendo i delicati equilibri idrici della costa”.

Per tornare ai dati diffusi da Legambiente, il rapporto Goletta verde parla di “4500 nuovi alloggi e di addirittura 4 mila nuovi posti letto per il settore ricettivo, senza contare gli innumerevoli parcheggi sotterranei adiacenti al mare”. Una cementificazione che continua da anni, e che ha portato Legambiente a bocciare ancora una volta la località della riviera adriatica. Dopo la maglia nera arrivata 4 anni fa, nel 2008. Per non parlare poi del nuovo progetto di grattacielo annunciato per Milano Marittima: un parallelepipedo di 18 piani, alto 58 metri, poggiato su una base di appena 13, da costruire a pochi metri dal mare. Una “mostruosità” per alcuni. Secondo Legambiente un progetto “messo in cantiere al di fuori del percorso di redazione del nuovo piano urbanistico, con le solite politiche di scorciatoia molto diffuse in regione”.

C’è poi il problema della subsidenza, cioè l’abbassamento progressivo del terreno. A Milano Marittima si arriva a 1,3 cm l’anno, mentre nella vicina Lido di Dante a 1,9 cm. Colpa della siccità, certo, che costringe a cercare acqua nel sottosuolo per attività agricole e industriali. Ma colpa anche dei cantieri di costruzione. “Alcuni studi effettuati nel Comune di Cervia – spiega Marino Previtera, presidente del circolo locale di Legambiente – hanno riscontrato che un intervento edilizio di medie dimensioni richiede l’estrazione di circa 25.000-30.000 metri cubi di acque freatiche. Per ogni 100 cantieri dunque la quantità di acqua utilizzata si aggira attorno ai tre miliardi di litri d’acqua dolce: pari al consumo annuo di una città di 30 mila abitanti”.