Quando nel 2008 lo stravagante Boris Johnson, primo cittadino di Londra, noto per il suo sottile senso di humour, considerato dai londinesi come un personaggio funny, ma rieletto per il secondo mandato, prese in consegna la fiaccola olimpica dopo la maestosa olimpiade cinese, grandi progetti e speranze si riponevano nell’edizione londinese dei giochi olimpici.

La city londinese viveva un momento di prosperità economica, le banche inglesi apparivano più che mai solide e il sistema economico inglese attirava capitali da tutto il mondo. Poi venne la crisi e lo scenario, inevitabilmente, cambiò.

Così queste olimpiadi del 2012 passeranno alla storia come i giochi dominati dall’austerity. Immediato il collegamento con le Olimpiadi londinesi del 1948 quando l’Europa, appena uscita dalla seconda guerra mondiale, sognava solo di ritornare a una vita normale e i giochi potevano essere un’occasione di fratellanza purché organizzati con risorse limitate.

Così come contenuti sono i costi di questa olimpiade, per lo meno paragonati all’edizione del 2008, quando la Cina spese circa 40 miliardi. La cifra ufficiale si aggira sui 12 miliardi, anche se realisticamente potrebbe lievitare fino a 14.

Imbarazzante l’episodio legato a G4s, una società privata che doveva garantire la sicurezza durante i giochi sostituita pochi giorni prima dell’inizio della manifestazione con l’esercito con un aumento considerevole della spesa. Cifre comunque non basse per uno stato in difficoltà economica come l’Inghilterra.

La città di Londra è un’isola nell’isola, con quasi otto milioni di abitanti, investimenti da tutto il mondo, un forte turismo che genera posti di lavoro, la città sta vivendo un momento particolarmente felice, in controtendenza con il resto del paese: disoccupazione in aumento, Pil in calo nel primo trimestre 2012 che, con un -0,3% ha sancito, per la prima volta dagli anni ’70, la recessione.

Il pacchetto di austerity varato dal governo Cameron, con tagli per 100 miliardi previsti per i prossimi quattro anni e una ricaduta occupazionale con circa 700mila posti in meno nel settore pubblico, confermano il difficile momento che sta vivendo il paese. Eppure a Londra si respira un’aria di festa e di orgoglio nazionale, alcuni quotidiani alla vigilia titolavano “Proud to be English” che potrebbe essere senza fatica modificato in “Proud to be Londoners”.

Così le Olimpiadi appaiono come l’ennesimo malcelato tentativo di un modello economico e di una civiltà, quella occidentale, sempre più in decadenza e non di competere con i paesi emergenti che prova, dietro l’ostentazione di ricchezza e grandeur, a nascondere i propri problemi senza cercarne una reale soluzione.

Di Francesco Giubilei 

nato a Cesena il primo gennaio 1992. Direttore editoriale di Historica edizioni (www.historicaedizioni.com), casa editrice da lui fondata all’età di sedici anni, e del sito Scrivendo Volo (www.scrivendovolo.it), è ad oggi il più giovane editore d’Italia. Twitter @francescogiub