Per il ciclo “nuove proposte”, oggi andiamo a conoscere la band pugliese We Love You, formazione composta da tre elementi dedita al genere Punk ‘n’ roll “desertico”, con incursioni Noise. Nel maggio scorso è uscito il loro disco d’esordio “We Got It”, che in termini stilistici e artistici, guarda di fatto al panorama internazionale. Spaesamento, confusione, straniamento, sono i sentimenti che tengono elevata la vita all’ascolto di questo album davvero di ottima fattura. Subito dopo il primo ascolto la sensazione che si prova è quella di essere caduti dopo aver volato in alto, grazie a un sound irruento e rumoroso che ha come punti di riferimento melodie frammentate, ripetizioni cicliche e ritmiche incalzanti miscelato allo stoner più grezzo e spigoloso, interrotto d’improvviso da divagazioni ipnotiche.
Registrato in presa diretta presso il Golem Dungeon Studio di Bari, “in multitraccia e senza overdubbing, per ottenere un effetto live e crudo, ma allo stesso tempo intenso e avvolgente” è promosso con il sostegno di Puglia Sounds, ed è stato prodotto dall’etichetta indipendente Otium Records e Audioglobe. Abbiamo intervistato il batterista della band Alessandro Ferrara per saperne di più su questo gruppo che val la pena seguire e ascoltare.

Alessandro, mi parleresti di come nascono i We Love You e qual è il vostro background artistico?
I We Love You sono Michele Ventrella (chitarra e voce), Agostino Scaranello (basso) e Alessandro Ferrara (batteria). I We Love You nascono in maniera totalmente casuale nella primavera del 2011: in principio eravamo solo batteria e chitarra, poi l’avvento di Agostino ha chiuso il cerchio, il concetto base di power trio era stato realizzato! Le nostre estrazioni, il nostro background sono quanto di più eterogeneo si possa immaginare: Michele è noto da anni nella scena Indie, per la sua voce sofferta e affascinante, Agostino è un musicista poliedrico, suona diversi strumenti e da tempo raccoglie consensi con tutti i suoi progetti musicali, mentre il sottoscritto nella sua carriera ha suonato molto più reggae e world music che rock! Tutto questo diventa We Love You.

Come mai la scelta di chiamarvi così?
Il nome We Love You non ha nessun riferimento al ’67 o agli Stones, è solo il nostro modo di ringraziare il pubblico e chi ci segue!

Qual è – fino ad ora – il più bel complimento che avete ricevuto o la definizione di voi che vi ha inorgoglito?
Bisogna scavare un po’… di certo i complimenti fanno sempre piacere, ma quello che ci rende orgogliosi è quello di un giornalista che ha scritto: ‘I We Love You salgono sul palco, attaccano i jack ai loro strumenti e ti travolgono. Quello che succede è che ogni volta senti una mano che ti sta prendendo qualcosa dallo stomaco e te la sta tirando fuori. In una scaletta che non fa sconti’…

Potreste raccontarmi come è nato il vostro disco?
Mi piace molto raccontare questa storia: il disco nasce in un pomeriggio molto caldo, era poco che suonavamo insieme, e abbiamo deciso di trovarci in un piccolo studio per mettere nero su bianco le nostre canzoni, anche per capire cosa stessimo combinando… quel pomeriggio abbiamo registrato We Got It, in quattro ore circa e in presa diretta, tutto qui! Riguardo al titolo, stesso discorso di sempre, finito il mix… avevamo finalmente il disco… We Got It.

Come nascono le vostre canzoni?
La stesura dei pezzi è sempre molto fluida, in generale è Michele che imposta una linea melodica. Su questa linea, basso e batteria costruiscono un solido tappeto sonoro. Anche gli arrangiamenti sono molto semplici, in generale ci piace lavorare molto sul suono e sugli incastri strumentali, lasciando poco spazio a esercizi di stile e alla tecnica pura. L’ispirazione è la vita quotidiana, l’amore, le gioie, i dolori… molti dei nostri pezzi parlano d’amore o di amicizia (come Honest, la traccia n. 4). L’ultima traccia del disco, Not For Me, è il tributo di Michele alla nascita del suo primo figlio.

C’è un artista o una band in particolare a cui vi sentite affini?
I nostri pezzi svariano da imponenti muri sonori in stile Kyuss a improvvisi balzi temporali e dinamici modello Jon Spencer Blues Explosion, per arrivare a fraseggi puramente indie… tutto questo è We Love You!

Un disco che secondo voi non dovrebbe mancare in una collezione?
The Dark Side of the Moon
dei Pink Floyd, senza il minimo dubbio.

Com’è essere musicisti oggi? Quali sono le vostre ambizioni?
Siamo tutti intorno ai 30 anni abbondanti, tutti facciamo un altro lavoro, io per esempio sono un fonico professionista e Agostino un insegnante di musica, la nostra vita di musicisti è molto semplice, ci ritroviamo per i concerti, proviamo pochissimo, cerchiamo nel tempo che ci viene concesso di divertirci e sprigionare la nostra energia, è divertimento puro, infinita voglia di suonare, senza secondi fini! Essere musicisti oggi è terribilmente difficile, ma terribilmente bello, si lotta tutti i giorni, fare Rock in Italia è un’operazione suicida, ma quando arrivano i riscontri dimentichi ogni sforzo e sei pronto a ricominciare, un altro concerto, un altro disco… e le energie si moltiplicano! Quello a cui aspiriamo davvero è far arrivare al pubblico e a chi ascolta il nostro disco tutta la nostra energia e vibrazioni positive, divertirci, sudare e sperimentare nuovi orizzonti sonori, tutto il resto verrà eventualmente di conseguenza!

Musica e tecnologia: come lo vivete questo connubio?
Bè, ci vorrebbero due o tre interviste per trattare l’argomento… a ogni modo condenserò il mio pensiero… la tecnologia ha aperto infinite possibilità creative e produttive, spesso però i risultati sono scadenti, oggi chiunque può improvvisarsi produttore o artista, c’è troppo materiale e spesso di pessima qualità, io sono contrario a un utilizzo ‘obbligatorio’ della tecnologia nella musica, tutto si può fare, ma nel modo giusto. Ho visto molti ottimi progetti musicali sciogliersi come neve al sole pur di stare al passo coi tempi e seguire la moda, la tecnologia applicata alla musica. Contestualizzando la domanda, il nostro disco come ho già detto, nasce esattamente come una prova registrata, senza sequenze, metronomi, quantizzazioni feroci e via discorrendo… in sostanza, almeno per il momento, non vedo l’utilizzo della tecnologia nel progetto We Love You, al massimo compreremo degli ampli più voluminosi!

Avete una tournée in programma?
Il tour partirà nella prossima primavera, e sarà un gran tour! Il tutto sarà preceduto dall’uscita quasi simultanea di due videoclip… ma non anticipo nulla…