Sono accusati almeno di tre attentati incendiari a Bologna i 17 indagati appartenenti ad ambienti anarchici, le cui abitazioni sono state perquisite stamane dai Carabinieri del Ros e dei comandi provinciali, in diverse regioni italiane ed in Germania. Le operazioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Bologna, sono partite dalle indagini su una serie di roghi e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo. L’inchiesta, denominata “Mangiafuoco“, riguarda un gruppo di matrice anarco-ambientalista, impegnato da anni nell’ecologismo, contro la sperimentazione animale e nell’attacco al sistema tecnologico e industriale. Un nucleo molto organizzato sarebbe proprio a Bologna. Collegato a gruppi affini nazionali ed esteri, questa cellula è accusata di danneggiamenti ad aziende impegnate nei settori della ricerca e della sperimentazione, della moda, dell’intermediazione finanziaria, delle banche, delle telecomunicazioni e del nucleare.

Le perquisizioni hanno già consentito di sequestrare 250 petardi, manuali per il confezionamento di ordigni e forzatura delle serrature, documentazione su Eni, Ibm, Mcdonald, Biotecnologie e Nucleare, cesoie e maschere antigas, lettere e corrispondenza con persone del  detenute in Svizzera. Poi ci sono 4 mila euro gestiti come fondo cassa di autofinanziamento per spese legali e per i costi della stampa dei volantini.  Tra questo materiale anche copie del manuale anarchico Ad ognuno il suo – 1000 modi per sabotare questo mondo, che sarebbe molto diffuso tra gli anarco-insurrezionalisti, dove si descrive con dovizia di particolari come costruire, assemblare e collocare un ordigno esplosivo, difendersi dai sistemi di intercettazione, sottrarsi alle indagini di polizia, condurre azioni di sabotaggio e liberare gli animali. Lo stesso manuale, diffuso anche in internet, era stato trovato nelle disponibilità di Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani arrestati a Orte il 27 marzo 2008, mentre si apprestavano al danneggiamento di linea ferroviaria, mentre mettevano ganci metallici sui cavi dell’alta tensione. Lo stesso tipo di azione è stata compiuta sulla linea dell’alta velocità ferroviaria il 16 luglio 2012 ad Anzola dell’Emilia.

Le indagini hanno riguardato tre casi in particolare molto ravvicinati tra fine 2010 e inizio 2011. In primo luogo, un attentato incendiario ai danni del ristorante Roadhouse Grill in via Stalingrado a Bologna, il 12 dicembre 2010. Una vetrina era stata sfondata ed erano state lanciate all’interno del locale due bottiglie incendiarie. L’azione era stata rivendicata otto giorni dopo sul sito web finoallafine.info, con un comunicato di solidarietà ai tre detenuti in Svizzera Luca Bernasconi, Costantino Ragusa e Silvia Guerini

Il 26 marzo 2011 erano stati colpiti gli uffici della società Ibm Italia, utilizzando un fustino di acciaio inox contenente liquido infiammabile. Ma l’azione non provocò danni alla centralina che gestisce l’alimentazione elettrica dell’immobile sede dell’azienda. Nell’occasione sulla parete del vano scale era stato rinvenuto poi uno scritto di rivendicazione Elf, vergato con vernice color verde scuro. Un indizio per gli inquirenti per indirizzare le indagini sulla matrice ambientalista radicale.

Il terzo episodio, sempre della stessa presunta matrice, si è verificato il 21 luglio 2011 con l’incendio in un capannone di Ozzano, proprio alla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.  L’azione era stata rivendicata il 20 marzo 2012 sul sito Informa-Azione da Liberazione Animale, ancora in solidarietà ai tre detenuti in Svizzera. Alcuni degli indagati, collocabili nel cosiddetto ‘anarchismo verde’, frangia della galassia anarco-insurrezionalista, sono emersi anche nell’indagine Ardire, condotta dalla Procura di Perugia e dal Ros, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, il 13 giugno scorso, nei confronti di dieci indagati e la perquisizione dei domicili, tra gli altri, di diversi anarchici emiliani

Non c’è tra gli attentati sotto la lente degli inquirenti quello all’Eni di Bologna. Il 29 marzo 2011, quattro ordigni costruiti assemblando taniche di plastica, piene di liquido infiammabile, con innesco formato da grossi petardi e scatole di fiammiferi collegati a una miccia hanno causato l’incendio di due cabine elettriche in via San Donato 50, sede degli uffici commerciali del colosso petrolifero. La deflagrazione di tre di essi aveva provocato danni alle infrastrutture dello stabile. Per questo episodio la Procura di Bologna ha già aperto un altro procedimento anche se non è detto che queste perquisizioni possano portare a sviluppi anche in quella vicenda.  

In Procura a Bologna intanto c’è soddisfazione degli inquirenti per il risultato delle indagini. Questa inchiesta potrebbe infatti portare alla conferma dell’ipotesi fatta più volte dai magistrati del capoluogo emiliano: l’ipotesi cioè di una saldatura tra il mondo anarco-insurrezionalista  e quello dell’antagonismo animalista e ambientalista.