Brusco risveglio per 21 persone, che all’alba si sono viste bussare alla porta i carabinieri del Ros. Gli agenti dell’antiterrorismo hanno setacciato l’intero stivale a caccia di 21 persone ritenute legate agli ambienti anarco-ambientalisti. Un’operazione simile è stata coordinata con le forze dell’ordine tedesche che hanno perquisito alcune abitazioni in Germania. I presunti terroristi avrebbero appiccato il fuoco e danneggiato una serie di aziende legate alla sperimentazione animale, ma anche colpito altri obiettivi come società di intermediazione finanziaria, delle banche, operatori di telecomunicazione e industrie del nucleare. E’ stato individuato, in particolare, un nucleo organizzato a Bologna, collegato ad affini gruppi nazionali ed esteri, che ha fatto ricorso all’azione diretta con danneggiamenti.

Durante l’operazione “Mangiafuoco” sono stati sequestrati pc, materiale informatico e una copiosa documentazione comprendente pubblicazioni, appunti, volantini e lettere, tra cui copie del manuale anarchico “Ad ognuno il suo – 1000 modi per sabotare questo mondo”, di vasta diffusione nel contesto anarco-insurrezionalista, dove si descrive con dovizia di particolari come costruire, assemblare e collocare un ordigno esplosivo, difendersi dai sistemi di intercettazione, sottrarsi alle indagini di polizia, condurre azioni di sabotaggio e liberare gli animali. Lo stesso manuale, diffuso anche in internet, è stato rinvenuto nella disponibilità di Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani in occasione del loro arresto ad Orte il 27 marzo 2008, mentre si apprestavano al danneggiamento di linea ferroviaria, mediante l’apposizione di ganci metallici sui cavi dell’alta tensione, con modalità analoghe a quelle riscontrate in occasione del tentativo di danneggiamento della linea dell’alta velocità ferroviaria il 16 luglio 2012 ad Anzola dell’Emilia.

Le indagini sono partite da un attentato incendiario ai danni del ristorante Roadhouse Grill di Bologna, del 12 dicembre 2010, che è stato parzialmente incendiato grazie a due molotov e le cui vetrine sono state frantumate. L’azione è stata rivendicata otto giorni dopo sul sito web finoallafine.info, con un comunicato di solidarietà ai tre detenuti in Svizzera Luca Bernasconi, Costantino Ragusa e Silvia Guerini. Il 26 marzo 2011 sono stati colpiti gli uffici della società Ibm Italia, utilizzando un rudimentale ordigno costituito da un fustino di acciaio inox contenente liquido infiammabile che non è riuscito a provocare danni alla centralina che gestisce l’alimentazione elettrica dell’immobile sede dell’azienda. Sulla parete del vano scale è stato rinvenuto uno scritto di rivendicazione “Elf”, vergato con vernice color verde scuro, che ha orientato le indagini sulla matrice ambientalista radicale.

Successivamente, il 29 marzo 2011, quattro ordigni rudimentali realizzati dall’assemblaggio di taniche di plastica, contenenti liquido infiammabile, con innesco formato da grossi petardi e scatole di fiammiferi collegati a una miccia hanno causato l’incendio di due cabine elettriche in via San Donato 50/4, sede degli uffici commerciali dell’Eni. La deflagrazione di tre di essi ha provocato danni alle infrastrutture dello stabile, mentre il quarto è stato inesploso in prossimità di una finestra. Le cabine elettriche, invece, sono state incendiate tramite liquido infiammabile versato all’interno. L’ultimo episodio si è verificato il 21 luglio 2011 con l’incendio all’interno di un capannone di Ozzano, presso una sede distaccata del Dipartimento di Scienze degli Alimenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna: ne è derivata la distruzione del capannone e del materiale custodito all’interno. Nel corso di una prima ispezione nei locali sono state rinvenute tracce di liquido accelerante, che hanno consentito di ipotizzarne l’origine dolosa. L’azione è stata rivendicata rivendicata il 20 marzo 2012 sul sito Informa-Azione da Liberazione Animale, ancora in solidarietà ai tre detenuti in Svizzera.

I nomi di alcuni degli indagati coinvolti nell’operazione di oggi, collocabili nel cosiddetto anarchismo “verde”, sono emersi anche nell’indagine “Ardire”, condotta dalla Procura della Repubblica di Perugia e dal Ros, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, il 13 giugno scorso, nei confronti di dieci indagati e la perquisizione dei domicili, tra gli altri, di diversi anarchici emiliani. In particolare, presso le abitazioni di due di costoro sono stati rinvenuti numerosi volantini, opuscoli e pubblicazioni di area anarchica, materiale informatico e corrispondenza con i citati detenuti in Svizzera.