Secondo Brandon Adams, professore di finanza ad Harvard“i giocatori di poker vincenti sono sopravvissuti in un sistema estremamente complesso all’interno del quale il 95% degli attori finisce in perdita” e “chiunque sia abbastanza intelligente e disciplinato per riuscirci è probabilmente destinato a fare molto bene anche nel mondo del trading”.

Sarà per questo che la lista di giocatori professionisti prestati al trading (e viceversa) diventa ogni giorno più lunga. Come Erik Seidel, secondo nella “all time money list” del poker con quasi 17 milioni di dollari di vincite solo nei tornei e un passato da trader; o Aaron Brown, giocatore professionista, ora risk manager alla AQR Capital Management LLC di Greenwich (23 miliardi di dollari di portfolio).

Sia il poker che il trading sono basati sul calcolo delle probabilità e la determinazione del rischio e in entrambe le attività per avere successo sono necessari pazienza e nervi saldi.

Ecco quali sono secondo me i principali punti in comune:

  1. Gestione del denaro: nel Poker lo chiamiamo bankroll, nel trading lo chiamano portfolio ma il concetto è lo stesso, per guadagnare bisogna avere una corretta e oculata gestione del denaro, il che significa sapere quando e quanto giocare, diversificare gli investimenti per minimizzare il rischio, agire per il lungo termine tenendo in considerazione la statistica in ogni singola scelta.

  2. Conoscenza degli scenari: come per i trader è importante conoscere le caratteristiche e i comportamenti dei mercati in cui operano, per i giocatori è fondamentale conoscere le strategie da adottare sui diversi tavoli da poker in base alle capacità e alle tendenze dei loro avversari. In entrambi i casi si tratta di scenari in costante evoluzione che necessitano di continuo studio e aggiornamento.

  3. Autocontrollo: quanto sia importante il controllo delle proprio emozioni nel poker è facilmente intuibile ma la capacità di agire sempre secondo logica senza mai farsi prendere dall’entusiasmo o dallo sconforto è una caratteristica comune anche ai migliori trader, che però un piccolo vantaggio ce l’hanno: nel trading non si può bluffare e quindi non hanno bisogno di avere una “faccia da poker”.