Non si placano le polemiche su Ye Shiwen, la nuotatrice cinese che a Londra 2012 ha vinto l’oro nei 200 e nei 400 misti. Nella gara dei 400 in particolare, Ye non solo ha battuto il record del mondo, ma nella frazione a stile libero è riuscita a nuotare gli ultimi 50 metri più velocemente di quanto abbiano fatta nella medesima vasca i due campioni statunitensi Lochte e Phelps. Allora lo staff tecnico americano, per spiegare la sconfitta delle sue beniamine da parte di questa ragazzina, fece trapelare non troppo velate accuse di doping.

E per molti commentatori è stato facile, se non semplicistico, paragonare la crescita dello sport cinese con quello della Repubblica Democratica Tedesca a cavallo degli anni ’70 e ’80: i tempi del famoso ‘doping di stato’. Ma il Daily Mail si è spinto oltre. Ed è arrivato a ipotizzare oltre che il doping di Stato, un vero e proprio progetto eugenetico di Stato volto a creare una razza di campioni sportivi imbattibili. Innanzitutto l’autore del pezzo, David Jones, trova in Ye Shiven tratti androgini e mascolini sospetti e la paragona alla molto più femminile nuotatrice britannica Adlington.

Poi racconta la storia della Cina come quella di un paese che, sentendosi umiliato sportivamente, negli anni ’80 avrebbe deciso di programmare una generazione di fenomeni sportivi per rivincita. E se la madre di Ye Shiven racconta che a sua figlia ha sempre insegnato che l’importante è partecipare, Jones ci spiega che lo dice solo perché il suo allenatore la sta ascoltando. Poi racconta anche che i bambini cinesi vengono rapiti e portati “in dei luoghi dove il regime di vita è così duro che i pochi occidentali che hanno potuto visitarli non esitano a paragonare a prigioni del XIX secolo”. Lì i bambini sarebbero sottoposti tutti i giorni ad allenamenti massacranti, in un pianto continuo (ed ecco nel tabloid britannico a lato dell’articolo delle foto di bambini cinesi in lacrime) e spesso picchiati dai loro istruttori. Una immensa scritta “Oro” sarebbe lì sulla parete a ricordare loro l’unico motivo per cui sono al mondo, in quello che l’autore del pezzo non esita a definire un “vero e proprio lavaggio del cervello”. A conferma di questa tesi è riportato il commento della 23enne olimpionica Lu Ying, che ha recentemente dichiarato che in Australia allenarsi è molto più divertente.