Lele Mora non si chiamerà più Lele, nomignolo usurato dal successo, bensì “Gabriele”, come lo chiamava la sua mamma. Sorride soave nella prima fotografia fuori dal carcere, esibisce i 50 chili persi in 400 giorni di detenzione. Il Billionaire avrebbe potuto organizzare un catering fra Rebibbia e San Vittore, ne passano di clienti, invece niente. Tocca dimagrire. Cioè: non tutto il male viene per nuocere.

Per esempio: la restrizione della libertà di passare da un orgia all’altra, e, spesso, con pesanti oneri organizzativi, ha regalato al nostro Gabriele un tesoretto di tempo per pensare. L’attività, a lui del tutto sconosciuta, ha dato risultati preziosi. Egli ha scoperto che: “aveva tolto le carezze ai suoi figli” per sistemarle altrove, era stato “arrogante con i giornalisti e con i comunisti”, da piccolo “calpestava il grano con i piedi nudi”, mentre da grande si aggirava “con le bistecche sugli occhi” fra amori sbagliati.

Per il futuro progetta di chieder scusa a tutti, “coccolarsi” con i suoi figli e continuare a riflettere. La palingenesi commuove. Un’unica perplessità: ha senso dedicare una intera pagina de La Stampa, ad un presunto puttaniere e bancorottiere, per illustrarci i suoi buoni proponimenti?

Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2012