Una donna che ha tutto non può scrivere un articolo dal titolo “Perché le donne non possono ancora avere tutto”. Troppo comodo professoressa Slaughter, lasciare un posto da consigliera di Hillary Clinton e farsi pubblicità sulle spalle di milioni di donne che farebbero di tutto per avere solo un decimo di quello che ha lei.

Riassumo brevemente per chi avesse perso le puntate precedenti. Anne Marie Slaughter è una professoressa di Scienze politiche all’università americana di Princeton. Dal 2009 al 2011 è stata direttrice della pianificazione delle politiche al Dipartimento dei Stato Usa. Ha due figli adolescenti e un marito. Ha preso un’aspettativa ed è andata a Washington per fare il braccio destro di Hillary Clinton. Poi, allo scadere del congedo di due anni da Princeton, ha deciso di lasciare la scrivania governativa per tornare dietro la cattedra universitaria. Scelta legittima. Ma alla professoressa che ha avuto tutto, non bastava. Ha dovuto fare della sua vicenda personale un fatto pubblico e lanciare il suo messaggio al mondo. In un lungo articolo pubblicato sul numero estivo di The Atlantic spiega che “le donne devono scegliere, non possono avere dei figli e un certo tipo di lavoro”. Chiaro che la provocazione ha fatto il giro del mondo in un baleno e se ne continua a discutere.

Grande pubblicità per la signora, ma la sua tesi fa un gran male a chi con le difficoltà di conciliare vita privata e lavoro si scontra tutti i giorni.

Vi racconto questo. Due anni fa ho scritto un libro, che si intitola Ma le donne no (Feltrinelli), proprio per dare una svagliatina e denunciare proprio questa nuova tendenza rinunciataria. Ancora oggi continuo a ricevere mail e messaggi da donne che mi ringraziano e in sostanza mi dicono: pensavo di essere un’aliena ma “mi sono sentita meno sola” dopo aver letto la sua denuncia. La conclusione del libro era la stessa della Slaughter, cioè che le donne non possono avere tutto. Ma la mia era una denuncia, appunto. E dicevo che è necessario non mollare, per non dover essere costrette a scegliere tra famiglia e lavoro.

Poi ti arriva una Slaughter, dall’alto della sua cattedra e della sua vita dorata e lancia un messaggio di questo tipo. Mi posso facilmente immaginare come si possa sentire una lettrice lavoratrice: ancora più sola, frustrata e depressa.

Racconta la Slaughter che mentre era a New York a un ricevimento con il presidente Obama e Michelle, sorseggiando champagne e conversando con alti funzionari stranieri, non riusciva a smettere di pensare al figlio di 14 anni. Testualmente: “Aveva cominciato l’ultimo anno delle medie tre settimane prima e già trascurava i compiti a casa, disturbava le lezioni, prendeva votacci in matematica e ignorava qualunque adulto cercasse di avvicinarlo. La primavera precedente avevo ricevuto molte telefonate urgenti in cui mi si chiedeva di prendere il primo treno per Washington, dove lavoravo, a Princeton, nel New Jersey, dove viveva mio figlio”. Eccetera eccetera, vi risparmio il resto, ma il tono è questo. Se hai un figlio adolescente che fa l’idiota non è colpa tua. Se hai un marito non in grado di gestire la situazione, idem. Ma la signora ha trovato tutto ciò troppo insopportabile, divorata dai sensi di colpa e dalla constatazione che gli uomini sono in grado di scaricare le beghe familiari sulle donne mentre noi non ci riusciamo. Ergo, i lavori troppo impegnativi lasciamoli a loro e facciamo un passino indietro. Anne Marie Slaughter continua comunue ad insegnare a tempo pieno, scrive articoli di politica estera, tiene una cinquantina di conferenze all’anno, interviene alla radio e alla tv e sta scrivendo un nuovo libro. Ma dice alle altre donne che non possono avere tutto.

Consiglio alla professoressa Slaughter e a tutti quelli che la pensano come lei la lettura di Terry Hekker, una anti femminista che alla fine degli anni Settanta aveva scritto un libro contro le donne lavoratrici. Si intitolava Dai tempi di Adamo ed Eva e sosteneva che il ruolo delle mamme era stare a casa per occuparsi della prole. Poi i figli erano cresciuti, il marito era scappato con una trentenne e lei aveva scritto un altro libro. Il titolo? Dimenticate il primo libro. Ha avuto un successo enorme.

Twitter: @caterinasoffici

Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2012