“Boia chi molla” è una di quelle frasi che in Emilia, terra di resistenza e partigiani, si pensa nessuno avrebbe mai il coraggio di pronunciare. Eppure così non è stato a Campegine, in Provincia di Reggio Emilia, dove ieri mattina è stato trovato un adesivo con l’effige di Mussolini che recita appunto “Boia chi molla”, attaccato sopra un monumento dedicato ai partigiani. Il gesto di stampo fascista, fa ancora più rumore proprio perché accaduto in una zona dove la memoria della resistenza è parte sacra della cultura cittadina.  

Il cippo sfregiato si trova ai bordi della strada provinciale che unisce Campegine con Castelnovo Sotto in un punto geografico molto significativo per la storia locale. “La strada grande”, come la chiamano da quelle parti, conduce infatti  in pochi minuti a Casa Cervi, la casa museo che ha visto crescere e nascere i sette fratelli Cervi, partigiani uccisi dai soldati repubblichini di Salò nel 1943, ma soprattutto il simbolo della resistenza emiliana. Campegine, Poviglio e Gattatico, il trittico della memoria, là dove ogni 25 aprile accorrono persone da tutta la regione per ricordare la lotta di nonni e concittadini per la liberazione dal fascismo.

L’adesivo con l’immagine di Mussolini è stato incollato sul volto di Marino Bocconi, detto “Lampo”, uno dei cinque partigiani a cui è dedicato il monumento. Il cippo commemorativo infatti ricorda il sacrificio di Gianfranco Maiola detto Gianni, Aleardo Ferrari detto Toti, Gino Poli detto Athos, Alide Conti detto Leone, Marino Bocconi detto Lampo, uomini che il 23 aprile 1945 furono uccisi dai tedeschi in una di quelle che dovevano essere le ultime battaglie della seconda guerra mondiale in Val d’Enza.

I cittadini residenti si sono subito accorti dell’oltraggio, nonostante il monumento sia abbastanza piccolo e come segnalano, in evidente stato di decadenza. Le autorità del posto, Anpi e Istoreco (lstituto per la storia delle resistenza contemporanea a Reggio Emilia), sono stati allertati e cercheranno di capire se si tratta di un gesto isolato di vandali. 

I cittadini residenti si sono subito accorti dell’oltraggio, nonostante il monumento sia abbastanza piccolo e come segnalano, in evidente stato di decadenza. Il gesto ha provocato le dure reazioni di cittadinanza e istituzioni, che non hanno potuto fare a meno di notare il fatto che non sia la prima volta che si verificano episodi di questo tipo nella zona emiliana.

“Questi attacchi nostalgici, – comunicano con una nota ufficiale il sindaco di Campegine Paolo Cervi e il Presidente dell’A.N.P.I. locale Enrico Orlandini, – che cercano una revisione di ciò che ha rappresentato il fascismo per l’Italia, dimostrano soprattutto una profonda ignoranza e un totale disprezzo per le vittime di questa dittatura da parte degli autori di questo grave gesto. Speriamo che possano rimanere atti isolati e che rimanga sempre ben impressa nella memoria delle nostre comunità il sacrificio che Gianfranco Maiola, Aleardo Ferrari, Gino Poli, Alide Conti e Marino Bocconi e molti altri, hanno pagato per la libertà di tutti”.

L’episodio è stato duramente condannato anche dal Presidente Provinciale dell’A.N.P.I. Giacomo Notari, il quale ha ricordato la campagna antifascista lanciata dal Presidente Nazionale Carlo Smuraglia proprio il 25 luglio scorso e proprio a casa Cervi. A pochi chilometri dalla statua sfregiata infatti, la dirigenza nazionale dell’associazione partigiani ha presentato un documento di sei pagine in cui ribadisce l’importanza della loro lotta: “Benché in Italia esista un gruppo consistente, diffuso e coerente di veri, sinceri e impegnati antifascisti, non c’è dubbio che il Paese avrebbe bisogno di una forte iniezione di antifascismo, capace di diffonderlo fra i cittadini e di farlo penetrare nella cittadella delle istituzioni, come condizione essenziale per il consolidamento della democrazia”.

L’A.N.P.I aveva scelto la terra tra Campegine, Poviglio e Gattatico proprio per ribadire il suo ruolo fondamentale all’interno della società civile italiana, in un momento storico dove il governo ha messo in discussione i fondi che permettono all’associazione di restare in vita. E lo sfregio pubblico al monumento, affermano i partigiani, è la prova del bisogno ancora oggi di una campagna antifascista: “Pensiamo che in materia di democrazia e di antifascismo ci sia bisogno di uno slancio salutare e innovativo sia per l’anima che per il corpo; ed a questo vogliamo contribuire con una grande campagna di massa per creare una vera cultura dell’antifascismo e della democrazia, per disperdere ogni vocazione autoritaria e populistica, per ricreare la fiducia reciproca fra cittadini e istituzioni”.