Stanotte ho fatto un sogno: “Mi trovavo in una di quelle riunioni trimestrali che circa venti anni fa facevamo con una decina di ricercatori all’Università di Modena per coordinare le nostre attività. Si trattava di discussioni aperte sui risultati delle ricerche raggiunti, sui nuovi progetti e sulle metodologie da adottare in futuro in cui tutti potevano dire il loro punto di vista indipendentemente dalla posizione gerarchica accademica. Poteva succedere insomma che l’idea innovativa del giovane laureando che stava collaborando per la sua tesi di ricerca venisse presa in considerazione, soprattutto perché di solito innovativa e priva di preconcetti, allo stesso modo di quella del professore senior. Ad un certo punto sempre nel sogno irrompeva Schettino, l’ex comandante della Costa Concordia, che baldanzoso raccontava che era tornato a guidare una nave. Poi improvvisamente affermava che lui “ce l’aveva più lungo” . A quel punto mi sono svegliato in uno stato di tensione.

Stamane mi ero prefissato di scrivere una riflessione sulle relazioni fra i principali esponenti del centrosinistra. Naturalmente dal punto di vista psicologico e psicoanalitico visto che sul versante politico vero e proprio non ho competenza. Stavo pensando da due giorni su cosa scrivere. Mi era venuto in mente di parlare del “Richiamo della foresta” per il quale nei momenti di forte tensione gli individui, al pari del cane Buck del famoso romanzo di London, tornano alle loro origini. Mi pareva che Vendola tornasse al centralismo democratico e Di Pietro al populismo di destra che lui più volte ha affermato essere le sue origini. Questa riflessione però non mi soddisfaceva.

Il sogno col suo linguaggio criptico mi ha aperto una nuova riflessione che sottopongo ai lettori.

Non è che questi nostri rappresentanti per meglio posizionarsi rispetto a una futura trattativa stiano facendo il giochino infantile del: “Chi ce l’ha più lungo?”. Bersani parte da una posizione di indubbio vantaggio con la sua taglia 27, che i sondaggi gli accordano, per cui non si smania ma tende ad essere accogliente. Vendola e Di Pietro per non cedere con il loro misero 8 cadauno, sempre dai sondaggi, devono sgomitare e mostrare di essere gli aghi della bilancia. Di poter, con un sistema di alleanze e interdizioni, rappresentare quella parte indispensabile per poter vincere. I contenuti veri, quelli politici economici e le decisioni pratiche da prendere sono in secondo piano. Tutti sappiamo che in un sistema come quello Italiano, altamente frammentato, occorre trovare degli accordi e stare ad ascoltare le ragioni dell’altro, come capitava nella prima parte del mio sogno. Sappiamo tutti che questa è l’occasione per il centrosinistra, dopo otto anni fallimentari di governo Berlusconi su dieci, per proporsi alla guida del governo. I tre rappresentanti della sinistra dovrebbero chiudersi in una stanza e uscire solo con un accordo sulle linee principali di un nuovo progetto, accettando dei compromessi per il futuro del paese. E’ anche logico che, secondo le regole democratiche, se questa coalizione vincesse avrebbe l’obbligo di governare e di smetterla di litigare ma, se non vincesse in modo ampio, dovrebbe accettare di allearsi con il partito di centro.

Se i tre rappresentanti della sinistra sapessero di perdere sarebbero già alleati per fare fronte comune e limitare la batosta secondo il principio del mal comune mezzo gaudio. Purtroppo prevedono invece di poter vincere e hanno subito cominciato a “marcare il loro territorio” ponendo veti, interdizioni, cercando alleanze per dimostrare di “averlo più lungo” e poter arrivare a una posizione di vantaggio.

Nel sogno arrivava Schettino. Non me ne voglia la persona, che io non conosco, ma purtroppo lui nell’immaginario collettivo rappresenta emblematicamente colui che ha portato ad un disastro. Molti commentatori lo hanno paragonato a Berlusconi che, su più vasta scala, ha provocato un disastro economico e morale in Italia. Nel sogno questo Schettino-Berlusconi diceva di “averlo più lungo”. Purtroppo da un punto di vista elettorale ciò è ampiamente possibile per due ragioni:

  1. La divisione dei suoi avversari che litigano per rubarsi qualche elettore facendo di ogni particolare una questione di principio.
  2. Il richiamo della foresta degli elettori di destra, che ora ai sondaggisti dicono di non voler votare o di votare contro la casta per Grillo, ma che il giorno delle elezioni turandosi tutti i nasi possibili seguiranno il capo.