Due operai lavorano sotto il sole battente di questa giornata d’inizio agosto. La palazzina su cui lavorano è stata dichiarata inagibile. Chiediamo di casa Paltrinieri, ma non ne sanno niente. Un vicino allora, in canottiera e bermuda, conferma. “I genitori del nuotatore abitano lì, ma sono sfollati dal giorno della prima scossa di terremoto”. Non sarà facile per Gregorio Paltrinieri. È l’ultima chance per il nuoto italiano travolto dai flop di Pellegrini, Magnini & co, quella che stasera si gioca, il giovanissimo carpigiano che nel marzo scorso ha vinto il titolo europeo. Alle 20.30 c’è la gara dei 1500 alle Olimpiadi di Londra e il giovane emiliano, 17 anni appena, dovrà provare a riscattare la magra figura azzurra nelle vasche.

 Sulle spalle Gregorio ha anche però l’altro terremoto da riscattare. Quello vero, magnitudo 5.9, che due mesi fa ha scosso la sua terra e messo la sua famiglia fuori casa. “I suoi genitori sono sfollati qui da noi”, spiega Alessandro Boccaletti, cugino del nuotatore. “Ma Gregorio per fortuna in tutto il periodo è stato lontano da Carpi, era a Ostia al centro federale che si allenava”. A casa sua ci credono. “Sembrava un sogno l’olimpiade, poi sembrava un sogno la finale, adesso a quella medaglia cominciamo a crederci, qualunque colore essa sia”. Certo, non sarà facile per Gregorio. Il cinese Yang Sun è fuori dal normale, e nuoterà già con l’oro al collo. Per tutto il resto c’è solo la forza di volontà di questo giovane buttato in piscina fin da bimbo dal papà Luca, proprio a pochi chilometri dal paese natale, nella piscina di Novellara.

E poi ci sono le beghe interne all’Italnuoto, quelle tra i due nuotatori Magnini e Orsi e la magra prova di Federica Pellegrini. “Ci ha raccontato di essere rimasto un po’ isolato quando è arrivato a Londra e ha condiviso la sua esperienza olimpica solo con la squadra dei 1500”, spiega il cugino Alessandro. “Ha vissuto le tensioni interne alla squadra di nuoto come ha vissuto il terremoto: in seconda linea. Una fortuna per la sua concentrazione”.

Il campioncino carpigiano avrà anche un’altra bella bandiera da portare in vasca. Forse l’eredità più pesante. Quella di Dorando Pietri, il garzone di Carpi che alla maratona dei giochi olimpici del 1908 giunse stremato a pochi metri dal traguardo della gara e fu squalificato. Alcuni giudici lo presero a spalla perché arrivasse sino alla fine ma questo gi costò la medaglia. Dorando, come un moderno Fidippide, divenne un simbolo planetario dello sport.