Mariano Rajoy dice sì, o almeno questo sembrano intendere gli osservatori chiamati a interpretare le parole pronunciate oggi in conferenza stampa. Il governo farà ciò che è meglio per il suo Paese, il che, ovviamente, non esclude nulla. E quando un giornalista gli chiede per quale motivo la Spagna non abbia ancora chiesto aiuto all’Europa pur avendo un deficit nettamente superiore a quello dell’Italia che, al contrario, appare più propensa alla richiesta (“L’Italia potrebbe avere bisogno dello scudo anti-spread” ha affermato più di una volta Monti pur escludendo categoricamente il bailout vero e proprio sul modello di Grecia e Irlanda) Rajoy risponde senza esitazione di non aver ancora deciso. Ovvero di non poterlo assolutamente escludere.

L’interpretazione, anche a sentire le successive affermazioni del premier spagnolo, è chiarissima: Madrid chiederà aiuto alla Bce ma solo quando quest’ultima avrà definito in modo preciso la sua strategia. La palla, insomma, passa nuovamente da Madrid a Mario Draghi, ovvero a colui che ancora ieri aveva precisato di non avere ancor a disposizione ulteriori dettagli da aggiungere alle linee guida fondamentali. Quelle stesse linee che dovranno essere definite nelle prossime settimane (mesi?) nel tentativo di raggiungere un delicato equilibrio tra le pressioni dell’Italia e le spaventose resistenze tedesche. Magari con un particolare occhio di riguardo nei confronti di queste ultime, come apparso evidente già da ieri.

Nel corso della conferenza stampa di giovedì, Draghi ha detto essenzialmente quanto segue: primo, gli spread sono effettivamente troppo alti (se n’è accorto persino il premier finlandese, il che è tutto dire…) e la Bce può intervenire sul mercato ma per ora non agirà; secondo, chi avesse necessità di ricevere un sostegno diretto dovrebbe fare una richiesta formale, il che implica il fatto di assumersi un impegno nel rispetto delle richieste europee in termini di disciplina fiscale; terzo, l’Esm potrà operare ma allo stato attuale delle cose non gode di licenza bancaria e non può agire come controparte della Bce (ovvero dotarsi se serve di maggiori risorse). Tradotto: la Bce potrà operare entro certi limiti, vale a dire quelli imposti dal suo mandato. Esattamente ciò che la Bundesbank voleva sentirsi dire.

La situazione, a questo punto, inizia ad assumere il suo contorno. Jens Weidmann, il numero uno della Bundesbank, ha votato contro gli acquisti della Bce ed è stato messo in minoranza. Ma con la sua pressione Berlino ha ottenuto un paio di punti a suo favore. Primo, senza l’assenso dei governi il fondo salva Stati non avrà la licenza bancaria. Secondo, gli acquisti di bond ci saranno, questo non lo può impedire neanche la Germania, ma chi ne avrà bisogno sarà costretto a sottoscrivere una richiesta formale ovvero a mettersi totalmente nelle mani dell’Europa assumendosi impegni precisi di rigore di bilancio. Non si può parlare di Troika (il Fmi non contribuisce all’Esm), ma è certo che a questo punto il soccorso dello scudo anti spread inizia ad assomigliare sempre di più al bailout classico, il salvataggio vero e proprio chiesto e ottenuto in passato da Grecia, Irlanda e Portogallo.

Come detto si sa ancora poco dei dettagli dei futuri interventi ma è probabile che la Bce agirà essenzialmente sui titoli a breve scadenza, quelle emissioni che stanno diventando sempre più costose appiattendo la curva dei rendimenti in quello che è un chiaro sintomo di distorsione speculativa. I titoli spagnoli a due anni rendono quasi il 6% contro il 7,15 circa dei titoli a dieci anni. Di recente, il rendimento accordato sui trimestrali di Madrid ha superato addirittura quello dei bund a 30 anni. Tutti elementi che evidenziano la forte tensione sul rifinanziamento di breve periodo della Spagna. D’altra parte, ha ammesso oggi Rajoy, “è molto difficile in questo momento che ci prestino dei soldi”.