Lezioni di cucina alla tv? Roba da pivelli. Per Jordan Schlansky, newyorkese, produttore associato del Conan O’Brien show, la cucina italiana non è un hobby per appassionati: è una vera e propria ossessione. Una “caratteristica particolare” da dichiarare nel passaporto. Lui è bello, ricco, scapolo ma ha un difetto: per un piatto di spaghetti alle cozze lascerebbe la fidanzata.

Questo yankee atipico l’abbiamo incontrato la prima volta a un matrimonio in New Jersey, dove eravamo casualmente seduti allo stesso tavolo. Che fosse americano l’abbiamo scoperto solo dopo un po’: completo elegantissimo e scarpe rigorosamente made in Italy e, soprattutto, un fluentissimo italiano parlato. Per intenderci, molto più del solito «grazi». Come mai parli così bene? «Perché io amo la cucina italiana». Ah però, il potere di una pizza: molto meglio di un corso intensivo per stranieri. Così scopriamo che la ricerca di fettuccine filanti ha portato il nostro produttore a visitare il Bel Paese per due settimane ogni anno negli ultimi 13 anni. «La prima volta che ho visitato l’Italia era il 1999», racconta Jordan, «quel viaggio ha segnato un punto di svolta nella mia vita. Se prima ero un ”americano tipico”, da allora ho cominciato ad apprezzare il vostro cibo e il vostro vino, che sono diventati la mia passione». Le colline del Chianti e le Langhe sono le sue mete preferite, ma conosce e distingue le varietà culinarie regionali dal Piemonte alla Sicilia: «Il cibo e la cultura sono sempre stati la spina dorsale dei miei viaggi, tutto il resto è stato un fortuito extra».

Nel suo consueto pellegrinaggio estivo di locanda in locanda, lo abbiamo incrociato a Milano, al ristorante La Briciola. Non potevamo perderci uno spettacolo del genere. Tanto per incominciare, il posto era stato prenotato dagli States con settimane di anticipo. Una volta entrati, ha salutato per nome il personale, chiedendo di chi non ritrovava più quest’anno. Ma il clou è stato il momento dell’ordinazione: «Pasto completo per favore». E cioè? Antipasto, primo, secondo, contorno e dolce. Questo è il menu fisso di Jordan. Con lui, meglio uscire a stomaco vuoto. Per la scelta dei vini, abbiamo consultato… il suo telefonino. Nelle note del suo smartphone aveva appuntato minuziosi dettagli sui prodotti: la bottiglia che aveva bevuto l’anno prima, l’annata e il prezzo. E poi i giudizi sulla qualità dei piatti: così abbiamo ordinato il riso al salto («good») e lasciato perdere il carpaccio («not good»). «Che sia a New York o a Roma, se mi chiedi un consiglio su dove mangiare, non ti dirò solo il nome del ristorante, ma anche esattamente cosa ordinare, cosa bere e a che tavolo sedere!».

Gli abbiamo chiesto qual è, secondo lui, il segreto dei piatti made in Italy. «La cucina italiana non copre mai la bellezza e la freschezza naturali degli ingredienti di stagione. Dalla pizza napoletana alla bistecca fiorentina, le vostre ricette si basano su un’alta qualità fatta di ingredienti semplici e dei sapori migliori che la terra mette a disposizione», spiega, «in altre tradizioni culinarie nazionali, al contrario, spezie o salse vengono usare per migliorare ingredienti mediocri. L’unico altro Paese che posso paragonare all’Italia è il Giappone, dove ottimi sushi e sashimi sono il risultato di ingredienti freschi e genuini presentati con maestria su un piatto». Jordan ha frequentato i migliori ristornati della Penisola, ma anche osterie, trattorie e cantine. Non possiamo non chiedergli qual è il suo preferito: «Tra tutti, la Locanda Nel Loggiato di Cortona. I titolari Lara e Marco, che oggi sono miei amici, hanno anche dato il mio nome a un loro dessert: “Il Dolce Di Jordan”, un fantastico tortino di cioccolato con un cuore di lamponi. Per me è stato un vero onore!». Pare di capire che non ami sono l’Italia ma anche gli italiani… «Il vostro sistema di valori si avvicina molto a quelle che sono le mie priorità di vita. I concetti di famiglia, amicizia, casa, terra, arte, “la dolce vita” e “il dolce far niente” significano apprezzare le cose più semplici e belle della vita, che sia l’abbraccio di un amico o un pomodoro, squisitamente dolce e rosso in agosto. Credo che questa consapevolezza sia a serio rischio nelle nostre società a causa delle distrazioni causate dalla carriera e dalla tecnologia, specialmente negli Usa».

Negli Stati Uniti, appunto, chissà come se la passa il nostro produttore. «Sebbene negli ultimi anni ci sia un’attenzione maggiore, la cucina italiana è ancora incompresa e sottovalutata. Mi spiace dirlo, ma credo anche che gli italo-americani nati qui abbiamo in parte contribuito a darne un’idea falsata. Inoltre in Nord America la cultura del buon vino, in particolare, è ancora vista come uno status o una sofisticheria, e non come una parte integrante e accessibile di un pasto quotidiano». Così a Los Angeles, dove si registra il Conan O’ Brien Show, Schlansky sopravvive con difficoltà in un mondo di hamburger e patatine fritte, costretto a una strenua resistenza contro grassi e calorie. In Rete girano degli sketch che lo dipingono come un food snob che prende molto seriamente i dettami della grande madre la dieta mediterranea. Gli stessi colleghi del programma non hanno perso l’occasione per divertirsi un po’. Conan, l’ideatore dell’omonima trasmissione, ha scoperto una secret food list, una mailing list riservata per un piccolo gruppo di dipendenti privilegiati che avvisa quando in studio arrivano omaggi culinari. E indovinate chi c’è in cima alla lista? Proprio Jordan, che viene colto sul fatto e messo alla berlina con una ripresa dal vivo e senza preavviso. Povero il nostro Italian food addicted, circondato da «americani disgustosi» (cit.). Non resta che offrirgli un’ancora di salvezza e trovargli una fidanzata italiana. «Che sappia cucinare le lasagne però!».

di Natascia Gargano

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