Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ritiene che non sia stato fatto abbastanza per fermare il diffondersi della crisi dell’area euro. L’organismo, guidato da Christine Lagarde, sollecita “un cambiamento della politica del gioco” nell’eurozona per fermare l’espansione della crisi dei debiti sovrani, una crisi che sta duramente interessando l’area dei Ventisette e anche i Paesi vicini.  In un rapporto dedicato alle ripercussione che le politiche economiche di cinque economie sistemiche (Stati Uniti, Cina, area Euro, Giappone e Regno Unito), il Fmi ritiene che le azioni prese all’interno dell’area Euro, “nonostante i progressi”, non sembrano essere state sufficienti per fermare la diffusione dello stress e attenuare le conseguenze del circolo conti-crescita-settore bancario. 

Ma l’area Euro – mette in evidenza il Fmi – non è la sola preoccupazione a livello globale. Gli Stati Uniti devono evitare che vengano a mancare 4.000 miliardi di dollari di sgravi fiscali e scattino tagli automatici alla spesa il prossimo anno. Il Fmi ritiene che per la Cina la preoccupazione siano investimenti più lenti che, anche se necessari per ribilanciare la domanda, potrebbero avere effetto sui partner commerciali della Cina e sui prezzi. L’elevato debito pubblico è il timore per il Giappone, perché lo rende vulnerabile, mentre il Regno Unito dovrebbe assumere ulteriori iniziative per rafforzare il sistema finanziario e la fiducia nelle banche. 

Faro puntato sugli Usa in particolare che potrebbero fare da traino alla ripresa e sull’Europa e sollecitazioni alle banche centrali. La Fed, in un contesto di crescita moderata, ha spazio per un ulteriore allentamento monetario a sostegno della crescita, anche se l’efficacia di nuove misure potrebbe essere limitata. Da qui l’invito del Fmi alla politica perché “usi il limitato spazio di manovra disponibile per favorire la crescita nel breve termine e riportare la sostenibilità di bilancio con un approccio bilanciato nel medio termine”. Nell’Article IV gli ispettori del Fmi mettono in evidenza come questo sarebbe “importante per la ripresa globale data l’importanza sistemica degli Stati Uniti”. Il Fmi torna così a sostenere l’intervento della Fed, così come appoggia un intervento più deciso della Banca Centrale Europea. Ambedue gli istituti hanno deluso le attese del mercato, che si aspettava nuovi aiuti. L’impegno di Ben Bernanke e Mario Draghi a fare di più non è bastato a rassicurare. Il Fmi promuove la volontà della Bce ad agire e mettendo in evidenza come la politica monetaria da sola non può risolvere i problemi dell’area euro, precisa: “Un ulteriore allentamento monetario e sostegno non convenzionale possono allentare le tensioni mentre altre politiche sono attuate e hanno effetti”.

“Gli Stati Uniti possono contribuire in modo significativo alla crescita e alla stabilità globale adottando un piano di risanamento dei conti pubblici credibile nel medio termine”, un piano che proceda a un’andatura che non metta in pericolo la crescita. La ripresa americana è moderata con rischi al ribasso legati alle “incertezze” interne ed esterne. A preoccupare il Fmi sono i tagli automatici che potrebbero scattare il prossimo anno, insieme a un aumento delle tasse: “L’outlook di bilancio per il prossimo anno è straordinariamente incerto”. E una conferma è arrivata negli ultimi giorni, con la battaglia in Congresso sulle tasse. La Camera a maggioranza repubblicana ha approvato l’estensione degli sgravi fiscali per i ricchi americani, che il presidente americano vuole eliminare. “In un momento in cui sono necessarie scelte difficili per ridurre il deficit, non possiamo permetterci sgravi per i più abbienti che rappresentano il 2% degli americani” afferma la Casa Bianca, sottolineando che il presidente americano Barack Obama continuerà a chiedere ai repubblicani di smetterla di tenere la classe media in “ostaggio”.