Dopo Milano e Torino, anche la procura di Roma ha aperto un’indagine sulle protesi al seno targate Pip (Poly Implants Prosthesis), ritirate dal mercato dopo lo scandalo che ha travolto la Francia e altri paesi europei.  “Anche se siamo ancora allo stato di indagini, per noi si tratta di un buon risultato”, dicono i membri dell’Aicpe, l’associazione italiana chirurghi plastici estetici che ha denunciato la società produttrice. I pm del tribunale di Roma stanno indagando, ipotizzando i reati di “lesioni personali, alterazione o contraffazione di cose in danno della salute pubblica, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e truffa”.

La vicenda era iniziata due anni fa: il 30 marzo 2010, le Autorità francesi avevano informato quelle europee di aver sospeso la commercializzazione, la distribuzione, l’esportazione e l’utilizzazione degli impianti mammari prodotti dalla Poly Implants Prothesis, a causa di rotture anomale dovute all’utilizzo di materiale difettoso e in particolare di gel silicone di tipo industriale. In Italia, a muoversi per la tutela delle pazienti, è stato il Codacons: a maggio 2012 il Tar del Lazio ha stabilito che le indicazioni ministeriali a proposito della rimozione ed eventuale sostituzione delle protesi fossero da rivedere. La copertura offerta dal Servizio Sanitario Nazionale dovrà essere data anche alle donne che non hanno ricevuto indicazione di rimozione d’urgenza.

Intanto i legali dell’Aicpe rivelano che in questi mesi “ci sono state richieste di risarcimento ai chirurghi che hanno impiantato protesi Pip”, ma a loro avviso “la decisione a procedere con le indagini per lesioni personali contro la società produttrice e l’ente certificatore” può essere letta come una conferma a quello che da sempre sostengono: “Nessuna responsabilità può essere ravvisata nei chirurghi che impiantarono le protesi Pip”. 

Ma dalla Francia arriva un nuovo allarme: ieri la procura di Torino ha aperto un fascicolo per lesioni colpose, al momento a carico di ignoti, per una gamma di protesi mammarie prodotte in Francia che – secondo quanto accertato dai medici – si sciolgono dopo alcuni anni. In particolare, una donna di Torino era stata sottoposta a un intervento chirurgico di mastoplastica nel 2007 e ha sporto denuncia dopo che dagli esami clinici erano emersi disturbi dovuti al collasso della struttura protesica (quali disomogeneità del contenuto protesico e linfonodi intrisi di silicone). Ma in questo caso, si tratta di protesi di tipo diverso da quelle prodotte dalla ditta francese Pip.