Popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati… scriveva Ennio Flaiano. Non difficili, ma inutili da governare, gorgogliava Mussolini.
Maestri nell’arrangiarsi, indignati quel che basta, scontenti con decoro. Reazionari in parlamento, ma comunisti in camera da letto. 
Ci hanno fatti che eravamo ancora mezzi briganti, mezzi collaborazionisti e mezzi assistenti al soglio pontificio. Sono passati 150 anni e siamo riusciti a diventare a tutti gli effetti briganti, collaborazionisti e assistenti al soglio pontificio.
Di sangue e dignitàne abbiamo versati a galloni, nelle urne elettorali, sulle cambiali che ci rendevano possibile il miracolo economico, nelle fondamenta degli eco-mostri. 

E di fiducia anche ne abbiamo versata, perché molti di noi sono troppo ingenui, o troppo poco.
Ma per ogni ingenuo sulla verde terra di Pulcinella nasce e prospera un dritto. Ecco le due categorie, diversissime e inconciliabili: i dritti e gli ingenui.
A voler essere più manichei, i primi sono ricchi… i secondi irrimediabilmente poveri.

 
E sebbene ci sforzassimo a credere nella storia del cammello e della cruna, dritti e ingenui – perlomeno in questa vita – saranno sempre due categorie diversissime e inconciliabili. 

Solo un giorno, forse, essi appariranno uguali, e non il giorno del Santo Natale… ma il giorno della dichiarazione dei redditi; e non agli occhi del Padreterno, quanto a quelli dell‘Agenzia delle Entrate (che del Padreterno ha quasi tutte le facoltà).

Certo, nel corso degli anni queste due fazioni – opposte sì, ma mai in lotta tra loro – si sono influenzate reciprocamente, hanno messo da parte le dottrine tradizionali di etica, morale ed educazione civica, per apprendere le norme di uno stile di vita più pratico, quello che nei film di genere si chiamerebbe “l’insegnamento della strada”.
E tutto quel sangue e quella dignità dove sono andati a finire? Si sono mescolati, rendendo impossibile la distinzione tra dritti e furbi, anche agli occhi di un plotone di finanzieri.

Viene quindi da domandarsi: cos’è rimasto di quell’Unità ottenuta (e forse in buona parte concessa) così in ritardo rispetto ai nostri confratelli europei?, cosa di quel ventennio di purghe e sangue?, cosa di quegli anni di piombo e di inciuci? 
Risposta: un iPhone, una tartare di tonno e Twitter.
Sì, perché, diciamocelo… In tempo di crisi e di soprusi, quando tutto va a male, e i dritti e gli ingenui giacciono sullo stesso guanciale di costoso lino egiziano, è sempre bene non pensare, mettere qualcosa sotto i denti e twittare il prima possibile a conoscenti e amici un’immagine delle pietanze prescelte. 

Del resto cosa dovremmo fare? Replicare una rivoluzione? Magari sotto il comando degli odierni, aitanti esponenti di Casa Savoia? 
Più che ridicolo sarebbe troppo faticoso.
Inoltre servirebbero degli eroi… e gli unici eroi di cui si fregia la nostra nazione giocano a calcio e a calcioscommesse… Oppure fanno gli stallieri…!

Conclusione: Attendere.

Attendere le nuove mirabolanti alleanze politiche, una nuova assoluzione per strage, la dichiarazione di un vecchio matarassaio che sostiene che la tragedia di Bologna fu scatenata da un mozzicone di sigaretta.
Si tratta di un’attesa divertente, in fondo.
Eppure verrà il giorno in cui un Cavaliere senza macchia – previe scuse da parte di chi lo accusava di aver fatto impennare lo Spread – tornerà per ripristinare ordine, uguaglianza e giustizia. Egli si innalzerà sul predellino, abbatterà i tecnici, renderà più dritti i dritti e ancora più dritti gli ingenui, e donerà l’allegria al popolo, rendendo finalmente Grande l’Italia.

Nell’attesa, un piccolo reminder, una cosa che abbiamo girato qualche tempo fa, ma che ci sentiamo in dovere di condividere ancora una volta.
Per commemorare l’anniversario del premio per la Creatività e la Comunicazione che ci è stato assegnato un anno fa, dedichiamo questo video alla memoria di Walter Schepis.