Si chiama SHE ed è il primo programma europeo gestito da sole donne e dedicato alle donne affette da Hiv. Durante la XIX Conferenza internazionale sull’Aids di Washington sono stati ufficialmente rimossi i ‘sigilli’ al sito, già online nel Regno Unito fin dal mese di ottobre. Così il progetto è partito anche in Italia e Spagna: l’obiettivo è quello di includere entro la fine dell’anno anche Francia, Germania, Portogallo e Polonia. Si tratta del primo programma educazionale che in Europa cercherà di fornire un aiuto concreto alle donne affette da Hiv, spesso vengono lasciate sole di fronte alle difficoltà della malattia.

Sviluppato da un team di medici specialisti provenienti da 11 paesi (tra cui anche l’Italia), e supportato dalla compagnia bio-farmaceutica Bristol-Myers Squibb, sarà un progetto ‘al femminile’. “Con questa iniziativa – ha commentato Antonella d’Arminio Monforte, direttrice della Clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Paolo di Milano e membro del comitato SHE – vogliamo rispondere a un bisogno di informazione crescente. Vi sono peculiarità connesse allo stato di sieropositività femminile che vanno dal desiderio di maternità alla scelta del contraccettivo adatto. Ad esempio, la maggior parte delle donne non sa cosa significa avere un figlio essendo Hiv positive e che le attuali terapie antiretrovirali possono proteggere il nascituro. Inoltre le donne hanno maggiore consapevolezza di essere infettanti, da qui il problema della rivelazione del proprio stato di sieropositività all’interno della coppia. Ricordiamo infatti che (da quanto emerso dalla coorte Icona), le donne che si sono infettate per via eterosessuale nella maggioranza dei casi hanno contratto la malattia da partner stabili. Negli uomini invece la trasmissione eterosessuale avviene soprattutto con rapporti occasionali”.

Il sito è suddiviso in nove sezioni che forniscono informazioni su alcuni temi essenziali a partire dalla diagnosi, ai sintomi, ai rapporti sessuali, alle possibilità di gravidanza o di infezione, ecc. Una guida aiuterà le cliniche e le strutture comunitarie a gestire al meglio la malattia in ogni suo aspetto, anche e soprattutto quello psicologico che spesso porta il paziente a isolarsi e non affrontare in modo trasparente la sua condizione di vita. “Dopo la diagnosi, è facile sentirsi sopraffatte – ha commentato sul sito Pharmastar, Margherita Errico, presidente di NPS Italia Onlus -. L’aiuto delle ‘pari’ crea una situazione che può aiutarci a riconoscere le nostre potenzialità e a prendere il controllo della situazione, contrastando la sensazione che sia l’Hiv a dominarci. Le donne sieropositive sono milioni nel mondo e possiamo imparare molto le une dalle altre. Rompere l’isolamento e aprirsi con chi ha vissuto una situazione simile, ci aiuta a mitigare l’impatto emotivo prodotto dalla diagnosi”.

In più, un comitato scientifico costituito da esperti e medici provenienti da tutta Europa ha individuato le “pratiche migliori” per la gestione di donne affette da Hiv. I dati emersi durante il sesto Congresso mondiale dell’International Aids Society (IAS) di Roma parlano infatti chiaro: l’Hiv è la principale causa di morte tra le donne in età fertile in tutto il mondo. Nel 70% dei casi, il virus viene contratto a causa di rapporti sessuali non protetti con una percentuale letteralmente esplosa nel tempo, passando da appena lo 0,7% del 1985 a oltre il 77% del 2008. Ogni anno in Italia si registrano 4000 nuove infezioni da Hiv con una stima che si attesta intorno ai 150mila casi in totale, di cui oltre 22mila di Aids. In quest’ottica tenta di inserirsi il programma SHE: tutto sarà gestito “alla pari”, dove a fornire consigli saranno donne affette a loro volta da Hiv, nella convinzione che le informazioni provenienti da chi ha avuto a che fare con una certa patologia, qualunque essa sia, risultano più credibili e affidabili e questo permette che certi consigli vengano messi in pratica con maggiore convinzione.