In queste prime giornate di gare, di record e di medaglie, di gioie e di lacrime, colui che più di tutti ha rappresentato appieno lo spirito olimpico – dove l’importante è partecipare – è Hamadou Djibo Issaka. Canottiere nigeriano che a Londra è già diventato un idolo assoluto dopo che domenica, nel bacino di Eton Dorney, ha impressionato tutti per forza e volontà nella batteria di qualificazione del singolare. Arrivando ultimo a oltre un minuto e mezzo dal vincitore ma risultando di gran lunga il più applaudito dalla folla. Il fatto è che Hamadou è salito su una canoa per la prima volta in vita sua solo tre mesi fa. Approfittando di una delle wild card per la diffusione e lo sviluppo dello sport, istituite dal Cio e distribuite a paesi che altrimenti non sarebbero riusciti a qualificare atleti per le Olimpiadi di Londra 2012, la Nigeria ha infatti deciso di giocare le sue carte nel canottaggio.

Il comitato nigeriano ha così offerto un posto come canoista a Hamadou, che altrimenti sarebbe un nuotatore di professione. Hamadou è salito su una canoa novanta giorni fa: per allenarsi si è fatto un mese in Egitto e poi due mesi in Tunisia. E domenica ha gareggiato contro i migliori del mondo a Londra. La sua storia ricorda quella di Eric Moussambani. Nuotatore della Guinea Equatoriale, anche lui qualificato grazie alla wild card, che a Sidney 2000 concluse la gara di nuoto dei 100 metri stile libero con un tempo doppio rispetto al primo arrivato ma divenne immediatamente l’idolo delle folle. In un mondo dello sport sempre più isterico e dominato dai soldi, certe storie riportano all’ideale olimpico delle origini, quando un garzone di pasticceria poteva ‘non’ vincere la maratona ed entrare nella storia.

Ci sono poi le vicissitudini di atleti che le wild card non potevano ottenerle, perché il loro paese già manda diversi qualificati ai Giochi, ma che per arrivarci hanno scelto le strade più assurde. E’ il caso di Logan Campbell, campione di taekwondoo e già olimpico a Pechino 2008, che per pagarsi gli allenamenti per Londra 2012 ha aperto un’agenzia di escort in Nuova Zelanda, dove la prostituzione è legale. O di Maya Nakanishi, atleta disabile giapponese che per partecipare alla gara dei 200 metri di atletica alle prossime Paralimpiadi ha posato nuda per un calendario. Ripercorrendo i passi della nuotatrice neozelandese Toni Jeffs (Barcellona 1992) e della ciclista australiana Nicole Tasker (Sidney 2000), che scelsero la lap dance per potersi permettere il sogno olimpico.

E c’è infine chi alle Olimpiadi si è qualificato grazie alle sue prestazioni, ma avrebbe potuto essere da tutt’altra parte. Samyr Laine a Londra 2012 gareggia per Haiti nel salto triplo, eppure nell’anno scolastico 2002-2003 il suo ex compagno di stanza al college era nientemeno che Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Per l’ex compagno di stanza, Samyr ha ancora oggi solo parole al miele. Lui è orgoglioso della scelta fatta, e di essere riuscito a rappresentare il paese dei suoi genitori, per cui ha voluto gareggiare, fino ad arrivare alle Olimpiadi. Comunque vada, ha spiegato, sarà un successo. Quando partecipare ha ancora un senso e vincere è un’opzione nemmeno presa in considerazione, non è necessaria una medaglia per essere campioni. La leggenda immortale di Dorando Pietri, garzone di pasticceria, lo insegna ancora.