L’Italia del nuoto delle olimpiadi è la metafora del nostro Paese. Non vince, annaspa, è male organizzata e si è allenata male. Per di più è sufficiente che al suo interno qualcuno si lamenti per censurarlo come “inutilmente polemico”, “allarmistico”, “irresponsabile”.

Un Paese (al pari di una federazione sportiva) retta da dinosauri, immobili, incapaci di una minima autocritica, in età avanzata ed incapaci di progettare uno spizzico di futuro, incapaci di rischiare, senza sogni né speranze. Con un solo scopo nella vita: perpetuare e legittimare il proprio potere, possibilmente ampliarlo, certamente mantenerlo a tutti i costi. Disinteressati completamente al bene comune. Il quale, anzi, diviene lo strumento per appagare i propri insaziabili appetiti.

Perché questa classe dirigente (ergo, digerente come l’ho soprannominata da tempo) è autoreferenziale, parassitaria, fondata solo su privilegi e arricchimento personale, arroganza e disprezzo del comune sentire.

E l’Italia affonda ma loro galleggiano, placidi con l’occhio vitreo, al più col boccaglio a portata di mano.

Le false riforme di questi mesi lo hanno dimostrato. La spending review è un atto pleonastico di una politica assente, illusoria, arrogante. Il fare finta di tagliare la spesa, peraltro come ultimo atto e non come esempio virtuoso di un Paese che cambia. Fingere affinchè si inoculi il convincimento che vi sia uguaglianza tra uno Stato parassita (in realtà chi lo amministra e governa) e i cittadini spremuti come olive.

Ed ancor peggio, si additano le olive come responsabili del dissesto con una campagna strisciante e subliminale secondo la quale se l’Italia è affondata è solo colpa degli evasori. Tutti evasori, dunque tutti responsabili. Si nasconde abilmente come il dissesto sia dovuto invece particolarmente a corruzione, gestione affaristica della spesa pubblica, partitocrazia e gerontocrazia che hanno soppiantato la democrazia.

Ed ecco allora che si da una piccola rifinitura agli enti inutili ma senza decespugliarli del tutto. Ed ecco che i privilegi vengono solo ridimensionati (qualche auto blu in meno, una limatina alle indennità, qualche spesuccia in meno di rappresentanza etc.) ma non eliminati. Per procedere a tale farsa abbiamo dovuto incaricare un soggetto esterno con una delega però ristretta come un caffè espresso.

La riforma del lavoro viene fatta in modo grottesco, generando esodati dal numero indefinito, non intervenendo minimamente sul costo del lavoro e invocando la tutela dei “giovani” come alibi.

Vorrei chiedere al presidente del Consiglio e ai suoi ministri che cosa abbiano fatto realmente per i giovani. Oltre che a usarli per sperticarsi in slogan lacrimosi. Se la disoccupazione aumenta vertiginosamente, le famiglie si impoveriscono, la depressione aumenta, la speranza per il futuro è sepolta, la gente vende oro e i beni personali, qualche motivo ci sarà.

Qualcuno storcerà il naso e mi accuserà di populismo. Purtroppo è triste realismo. I Partiti (come scrive Gramellini oggi su La Stampa) pensano solo a sopravvivere, senza pudore alcuno.

Da questa situazione si può uscire solo con “capitani” coraggiosi, sensibili, intelligenti, preparati, che abbiano un progetto per il futuro, che lo propongano, che lo condividano, che lo indichino, che facciano sognare ma senza illudere, disinteressati, che abbiano un’etica granitica. I quali abbiano il buon senso di farsi da parte, poco dopo e lascino la prosecuzione del lavoro ad altri. Senso di responsabilità, senso del pudore, buon senso.

Nei partiti italiani si hanno solo bolsi, scialbi e sinistri figuri che vivono di politica alle spalle nostre da decenni. Qualcuno anche da 70 anni, ergendosi a figura etica e saggia.

Se non hanno il coraggio di fare autocritica e di comprendere che è il momento di farsi da parte, è il caso che noi glielo si dica chiaramente. Mandiamogli una bella lettera di licenziamento collettiva. Per giusta causa.

Gli italiani sanno nuotare, hanno una delle piscine più belle del mondo, hanno giovani virgulti, hanno passione, idee, intelligenze. Devono solo cambiare la federazione.