L’incidente diplomatico ha rischiato di avere ripercussioni ben oltre lo sport. Venerdì prossimo la judoka Wodjan Shaherkani sarà la prima atleta saudita della storia a gareggiare in  un’Olimpiade, ma ha rischiato di non presentarsi sul tatami nella gara dei 78 kg. Problemi di velo. A Londra 2012 per la prima volta tutti i Paesi avevano mandato atleti di entrambi i sessi: anche Arabia Saudita, Brunei e Qatar, tre Stati retti da teocrazie islamiche e fedeli alleati dell’Occidente, che finora avevano sempre organizzato spedizioni olimpiche rigorosamente al maschile. Mentre Brunei e Qatar l’avevano annunciato da tempo, l’Arabia Saudita è stata l’ultima ad accettare la richiesta del Comitato olimpico internazionale (Cio), prendendo una decisione in tal senso solo il mese scorso. Come denunciato anche da Human Right Watch,  per le donne è praticamente impossibile praticare sport: una limitazione che si aggiunge al lungo elenco dei diritti negati.

Wodjan nel suo Paese gareggia con lo hijab: il velo che copre anche il collo e le spalle. Lo hijab è considerato regolare in molti sport, come il rugby o il taekwondo, ma non lo è in altri. Nel calcio, dopo la famosa e contestata squalifica della nazionale femminile iraniana, la Fifa ha reso legale il suo utilizzo solo il mese scorso. Nel judo non lo è ancora. E così la Federazione internazionale di judo (Ijf) si è opposta a far gareggiare l’atleta saudita con lo hijab, sostenendo che questo sport prevede particolari mosse di ‘strangolamento’, in cui l’utilizzo del velo può essere pericoloso, e chiedendo quindi che Wodjan gareggiasse a capo scoperto.

La judoka ha risposto minacciando di non partecipare ai Giochi piuttosto che mostrarsi a capo scoperto. E si è sfiorato l’incidente diplomatico, con la delegazione saudita pronta a ritirare le sue atlete. Poi sono iniziate febbrili contrattazioni tra il Cio e la Ijf, al termine delle quali si è giunti all’accordo: Wodjan potrà usare venerdì prossimo uno hijab di tipo speciale. Non è ancora dato sapere quale tipo di velo indosserà, probabilmente quello prodotto in Olanda e riconosciuto recentemente anche dalla Fifa, che si chiude con un velcro e permette quindi una rapida apertura nel caso sia tirato. Tutto rientrato quindi: Wodjan Shaherkani salirà sul tatami e come la sua connazionale Sarah Attar (correrà gli 800 metri) e decine di altre atlete, indosserà lo hijab.