Per la Lega è arrivato il tempo della stretta interna. Dopo il congresso e il plateale cambio al vertice che ha visto l’uscita di scena di Umberto Bossi e del suo cerchio magico, il neosegretario Roberto Maroni punta alla svolta anche nella gestione dei conti di partito. Il leader del Carroccio ha anticipato nei giorni scorsi l’intenzione di mettere mano alla galassia di società che ruotano attorno alla Lega Nord. Società come Pontida Fin o Fin Group, create negli anni con lo scopo di gestire i fondi e il ricco patrimonio del partito, con esiti che la scorsa primavera sono stati messi sotto la luce dei riflettori dalle inchieste avviate dalla magistratura.

Su questo tema la Lega di Maroni si gioca parte della propria credibilità interna, l’elettorato rimasto fedele al Carroccio ha voglia di percepire un cambiamento reale, che vada oltre le parole e le cacciate di facciata. “Abbiamo già cominciato a mettere a posto i conti – ha detto Maroni a margine di un comizio in provincia di Novara – continuiamo sulla strada della pulizia e del rinnovamento. Ovviamente le risorse vengono gestite e verranno gestite con queste finalità e con queste priorità, stiamo mettendo a posto le cose. Abbiamo rinnovato profondamente l’organizzazione del partito, nominando dei vicesegretari federali, gente giovane, piena di energia e di idee”. Dal palco della manifestazione, parlando al suo pubblico, ha aggiunto: “La pulizia deve continuare e continuerà fino alla fine, perché i soldi della Lega devono andare alle sezioni e ai militanti, non in giro per il mondo. Lo stiamo facendo, al consiglio federale porterò la proposta di fare una verifica, per fare la fotografia dell’organizzazione della Lega… abbiamo scoperto tante cose che ci sono, tante società, voglio fare pulizia anche lì. Chi è in Lega deve essere lì per lavorare non per prendersi i soldi per fare chissà che cosa”.

Qualcuno ha ventilato addirittura la liquidazione delle società, ma a parlare con l’entourage del segretario la sensazione è diversa. Ovvero, probabilmente non ci sarà una cesura così netta, quanto una più probabile “riorganizzazione funzionale” che passerà dal “reimpiego delle persone”. Vale a dire che nelle società di proprietà della Lega Nord, come in tutta la struttura di partito (vedi via Bellerio) rimarrà solo gente operativa, senza possibilità che possano essere creati (o mantenuti) posti di comodo. Intanto, nelle scorse settimane, le sezioni provinciali hanno ricevuto un’iniezione di fondi dal partito: si tratta dei soldi rientrati dalla Tanzania, che sono stati distribuiti sul territorio. Fondi che, come indicato dal segretario Maroni, serviranno per riavvicinare la gente alla Lega e la Lega alla gente, cercando di compiere passi decisivi nel progetto di “conquista” del Nord. Quello che si percepisce dalle parole dei funzionari di via Bellerio è una forte volontà di discontinuità con il passato. Una discontinuità che passa anche dalla presa di distanza con quella galassia di associazioni e società nate attorno al partito: “una cosa sicura è che la Lega è Lega, tutto il resto deve vivere di vita propria e le strade non devono e non possono più incrociarsi con quella del partito”.

Insomma, niente più commistione tra politica e sport padani (vedi Giro di Padania o la squadra di calcio) o tra partito e concorsi di bellezza (vedi miss Padania). La riorganizzazione del partito passa anche dalla riorganizzazione dei media, anche qui nell’ottica di una gestione più efficiente dal punto di vista dei costi, ma anche più efficace dal punto di vista dei contenti. Le resistenze interne, tuttavia, non mancano. Venerdì sera Roberto Calderoli, nella sua prima apparizione pubblica dopo il congresso federale, ha parlato delle difficoltà interne al partito, lanciando più di una frecciata a Maroni e alla sua voglia di pulizia: “Gli scandali che ci sono stati nella Lega hanno raffreddato un po’ tutti. Però il primo punto da cui ripartire è ammettere i propri errori, non ci sono cazzi… chi risulterà che ha sbagliato pagherà. Siamo arrivati addirittura alle dimissioni del nostro capo Bossi, colpevole solo di essersi fidato di gente a cui la fiducia non andava data. Però una cosa è certa, questo mea culpa lo devo fare io, come tutti quelli che sono al vertice del movimento da 10, 20 o 30 anni, perché abbiamo sbagliato tutti”. E dietro le parole di Calderoli c’è forse la paura di tutti quelli che per anni hanno vissuto in simbiosi con la Lega e il suo sistema e che oggi, con l’avvento di un nuovo gruppo di potere, vedono lentamente sfumare la prospettiva di una vecchiaia spensierata.