Dimezzamento dei costi e stop ai doppi incarichi. Per la Lega è arrivato il tempo della stretta interna. Dopo il congresso e il plateale cambio al vertice che ha visto l’uscita di scena di Umberto Bossi e del suo cerchio magico, il neosegretario Roberto Maroni punta alla svolta anche nella gestione dei conti del partito, mettendo mano alle dieci società che ruotano attorno al Carroccio. Il leader del movimento, al termine del consiglio federale di lunedì pomeriggio, è entrato nel dettaglio dell’operazione già anticipata nei giorni scorsi.

“Ho incaricato Giancarlo Giorgetti di fare una revisione completa della struttura organizzativa di quelle attività non politiche da qui al 30 settembre – ha spiegato il segretario -. Attorno alla Lega ci sono dieci società che svolgono varie attività. Ora è giunto il momento di metterci mano per vedere quali servono e quali no con l’obiettivo di dimezzare i costi di gestione. Ci sono società che non capisco bene a cosa servano e non possono sottrarre risorse all’attività politica. Se si automantengono benissimo, potranno continuare ad esistere, in caso contrario no”.

Il segretario federale, a titolo esemplificativo, ha spiegato il caso della società che organizza il concorso di Miss Padania: “Senz’altro una bella iniziativa che va mantenuta, ma non a spese della Lega. Per questo Giorgetti dovrà vedere cosa si potrà mantenere ma questi tagli non avvengono perché ci siano irregolarità nella gestione di queste società, ma è solo un caso di opportunità. L’anno prossimo ci sarà la campagna elettorale e vogliamo essere pronti in una gestione trasparente di bilancio”.

Ma attorno alla Lega ci sono anche società ben più pesanti, come Pontida Fin o Fin Group, create negli anni con lo scopo di gestire i fondi e il ricco patrimonio del partito, con esiti che la scorsa primavera sono stati messi sotto la luce dei riflettori dalle inchieste avviate dalla magistratura. È qui che si concentrano gli interessi più pesanti ed è qui che il lavoro di Giorgetti sarà più difficile.

Su questi temi la Lega di Maroni si gioca parte della propria credibilità, l’elettorato rimasto fedele al Carroccio ha infatti voglia di percepire un cambiamento reale, che vada oltre le parole e le cacciate di facciata. Solo domenica sera il neosegretario, parlando ad un comizio in provincia di Novara, aveva spiegato al suo pubblico che nella Lega: “La pulizia deve continuare e continuerà fino alla fine, perché i soldi della Lega devono andare alle sezioni e ai militanti, non in giro per il mondo”. “Abbiamo scoperto tante cose che ci sono, tante società, voglio fare pulizia anche lì – aveva detto Maroni -. Chi è in Lega deve essere lì per lavorare non per prendersi i soldi per fare chissà che cosa”.

Intanto, nelle scorse settimane, le sezioni provinciali hanno ricevuto un’iniezione di fondi dal partito: si tratta dei soldi rientrati dalla Tanzania, che sono stati distribuiti sul territorio. Fondi che, come indicato dal segretario Maroni, serviranno per riavvicinare la gente alla Lega e la Lega alla gente, cercando di compiere passi decisivi nel progetto di “conquista” del Nord.

La riorganizzazione del partito passa anche dalla riorganizzazione dei media, anche qui nell’ottica di una gestione più efficiente dal punto di vista dei costi, ma anche più efficace nella divulgazione dei contenti.

Oltre alla revisione dei conti, la Lega di Maroni ha scelto di dire basta anche ai doppi incarichi. Lo ha fatto con un apposito regolamento che impedisce di ricoprire contemporaneamente più di una carica elettiva o un incarico nel movimento: “Si tratta di una piccola-grande rivoluzione – ha sottolineato Maroni – perché stabilisce un solo incarico per persona e apre spazi importanti per tutti ma soprattutto per i giovani”. E qui il segretario del Carroccio ha segnato un colpo da maestro nella partita per la riconquista della verginità del movimento, resta da vedere se alla prova dei fatti i tanti leghisti dal doppio o triplo incarico lasceranno con facilità le poltrone conquistate in anni di scalate. Dai livelli locali a quelli apicali, non mancano esempi illustri di sindaci deputati, di sindaci assessori, di consiglieri regionali con incarichi di partito, di presidenti di provincia che occupano poltronissime nei Cda di questa o quell’azienda. “È una questione di buon senso – puntualizzano da via Bellerio -, non è che domani mattina si dimettono in massa tutti quelli che hanno il doppio incarico. Bisogna valutare caso per caso le scadenze dei mandati e comunque è un principio che vale per il futuro”.

Le resistenze interne, nei confronti del vento nuovo di Maroni, non mancano. Venerdì sera Roberto Calderoli, nella sua prima apparizione pubblica dopo il congresso federale, ha parlato delle difficoltà interne al partito, lanciando più di una frecciata a Maroni e alla sua voglia di pulizia: “Gli scandali che ci sono stati nella Lega hanno raffreddato un po’ tutti. Però il primo punto da cui ripartire è ammettere i propri errori, non ci sono cazzi… chi risulterà che ha sbagliato pagherà. Siamo arrivati addirittura alle dimissioni del nostro capo Bossi, colpevole solo di essersi fidato di gente a cui la fiducia non andava data. Però una cosa è certa, questo mea culpa lo devo fare io, come tutti quelli che sono al vertice del movimento da 10, 20 o 30 anni, perché abbiamo sbagliato tutti”.

E dietro le parole di Calderoli c’è forse la paura di tutti quelli che per anni hanno vissuto in simbiosi con la Lega e il suo sistema e che oggi, con l’avvento di un nuovo gruppo di potere, vedono lentamente sfumare la prospettiva di una vecchiaia spensierata.